Nella Shi’a il Taqlid (imitazione)
degli Usulul-Din (i pilastri e le basi teoretiche dell’Islam) è Haram poiché
ad ogni Musulmano è richiesto di costruirsi la propria fede per mezzo delle
proprie capacità e della propria certezza ragionevole e razionale.
La credenza nell’Imamato e
nell’esistenza corperea del XII° Imam sulla terra, in accordo al credo
Sciita, è una parte degli Usulul-Din. Quindi, non solo noi, in quanto
Musulmani Sciiti, abbiamo il diritto di porci domande e investigare su tale
argomento ma anche il dovere al fine di guadagnare la più salda fede al
cospetto di Allah.
Alcuni individui sono stati spinti
dalla propria ragione logica a credere in Dio ma non a nessuno dei libri
rivelati. Questo, secondo loro, perché la credenza in un libro limiterebbe la
percezione umana nei confronti del divino. Comunque, prima di tutto si
dovrebbe considerare il fatto che i Musulmani non credono in Allah allo stesso
modo di come pensano i detrattori dell’Islam. La credenza in Allah è
motivata innanzitutto dalla profondità della propria conoscenza, ricerca
interiore e Taqwa: questo è il motivo per cui spesso si hanno differenti
percezioni e comprensioni di Allah.
E’ certamente facile dire che il
Creatore sia presente ovunque e in ogni fenomeno naturale. Ciò è vero e
oltretutto confermato dal Corano. Ma la vera fede in Dio non è solo
un’affermazione ed intuizione generale della presenza di Dio/Allah. In tal
senso, Dio non avrebbe caratteristiche molto differenti da quelle delle Sue
creature. Si deve invece andare un po’ più a fondo ed analizzare cosa e
quali siano gli attributi di Dio e la loro relazione con il resto
dell’universo, ivi incluso l’uomo.
Purtroppo l’uomo è però come in una
piccola cella, in una prigione dalla quale il suo contatto con Dio non è
certamente facile, e spesso appare quasi impossibile. Infatti l’incredibile
maestà e l’illimitata bellezza presente nell’universo rende l’uomo
cosciente di quanto piccolo e limitato egli sia.
Le Rivelazioni il Santo Corano sono il
mezzo e la guida per metterci in contatto con Dio la cui esistenza, come
abbiamo detto, è facilmente individualizzabile nei fenomeni della natura.
E’ solo attraverso la Rivelazione di Allah che noi, esseri umani limitati,
capiamo come avvicinarci a Lui e, di conseguenza, come essere in armonia con
il resto dell’universo.
La sola comprensione di Allah non porta
alla salvezza. Come può essa soltanto liberarci dai vizi e dalle debolezze
che sussurrano l’uomo durante la sua esistenza? L’Islam non crede che Dio
abbia voluto lasciar l’uomo cieco e ignorante dei suoi errori. Egli ha
infatti un piano ben preciso per l’umanità, ed è per questo che ha fatto
scendere i Suoi insegnamenti, comunicato i Suoi voleri e portato la Sua guida.
Se Allah non si preoccuperebbe per noi stessi e per il nostro destino, ciò
significherebbe che Egli abbia, in qualche modo, preso le distanza da noi,
invece ci ama e ci ha detto che è più vicino a noi della nostra vene
giugulare (50:16).
E’ proprio per prevenire
incomprensioni simili a quelle di alcuni individui che al Musulmano è
richiesto di credere basando la propria fede sulla ragione. Qualsiasi seria
considerazione sull’esistenza di Dio ci induce a crederLo in quanto
Misericordioso, non dimentico della Sua creazione. Per questo il principio
della Nubuwwat (Profezia) è fondamentale. La credenza in Dio non sarà mai
genuina senza la credenza nei Suoi profeti.
"O voi che credete! Credete in
Allah e nel Suo Messaggero e nel Libro che Egli ha rivelato al Suo Messaggero,
e nei libri che rivelò prima" (4:136)
Similmente, la credenza nell’Imamato
e nel XII° Imam non è solo una questione di cuore e fede. Sebbene L’Islam
incoraggi l’esperienza intima e personale nella sfera del divino, ci è
comuqnue anche chiesto di basare la nostra fede su argomentazioni razionali.
Nel Santo Corano il termine "Ta’aghul" (pensiero razionale) viene
usato frequentemente e vi è scritto che se non ne facciamo uso si è alla
stessa stregua dei Kuffar (miscredenti) e dei Mushrikin (politeisti).
Quindi la credenze nel XII° Imam non
è cieca fede, né è soltanto fede del cuore (sebbene quest’ultima giochi
un ruolo molto importante), bensì si tratta anche di una comprensione
razionale di una realtà oggettiva presente nel mondo in carne ed ossa.
Prima di tutto, sarà doveroso
distinguere i due tipi di prove che possono essere portate nelle questioni
inerenti alla religione:
Prove razionali (Dalil ‘Aghli nella
tradizione intellettuale Islamica)
Prove autorevoli (Dalil Naghli, o prove
narrative, nella tradizione intellettuale Islamica)
Dopo aver fatto tale distinzione,
proseguiamo su ulteriori punti:
Mentre la validità delle prove
razionali viene dedotta direttamente dalle prove stesse, la validità delle
prove autorevoli viene dedotta in base all’affidabilità di certe figure, ed
indirettamente queste devono essere correlate ad una prova razionale
sull’autorità dell’autore al fine di convalidare la sua sincerità. In
parole semplici, noi non siamo in grado di fornire una prova diretta,
razionale ed oggettiva per alcune pratiche, né per alcune credenze
riscontrabili nel Corano (non stiamo parlando dei pilastri dell’Islam, i
quali devono essere accettati razionalmente, bensì di alcuni dettagli,
chiamati Juziyat), ma piuttosto queste sono state razionalmente ed
oggettivamente stabilite sull’autorità delle figure autorevoli del Libro,
come ad esempio la parola di Allah stessa, la quale possiamo prendere come
prova per ulteriori credenze.
Le prove razionali sono dirette e non
specifiche. Esse sono generali (Kulli) nella loro natura. Solo l’esperienza
empirica può essere specifica ma, in quanto tale, essa non può costituire
una scienza o una prova divina. Le scienze e le prove razionali sono generali.
Le prove autorevoli possono essere specifiche. Facciamo un esempio: supponiamo
di porre che il XII° Imam esista razionalmente. Si tratta di
un’affermazione generale poiché non possiamo individuarlo in una persona
specifica basandosi su argomentazioni razionali. Indi, la persona deve essere
identificata attraverso altri meccanismi, e tale identificazione può avvenire
solo tramite una logica autorevole.
A volte, questi due tipi di prove sono
combinate assieme: si ottiene dunque quella che i Sapienti Musulmani chiamano
prova teologica (Dalil Kalami). Questo tipo di prove vengono molto usate al
fine di provare l’esistenza del XII° Imam.
Il primo tipo di prova autorevole al
fine di provare l’esistenza del XII° Imam è il Corano. La questione
dell’esistenza dell’Imam Mahdi (A) deve innanzitutto esser posta nel
contesto dell’idea dell’Imamato nell’Islam. Ovviamente non ci è dato
qui di parlare in maniera dovuta ed approfondita sulla questione
dell’Imamato ma inshallah proveremo ad accennare a qualcosa.
La storia della creazione di Adam (A)
è la storia dell’umanità in generale, la storia di ognuno di noi.
Consideriamo il seguente versetto:
"E quando il Tuo Signore disse
agli Angeli:- Ecco, io porrò sulla terra un mio Vicario-" (2:30)
Il termine "Vicario" è la
traduzione della parola "Khalifa". Quali sono le caratteristiche di
un vicario o di un Khalifa? Il seguente versetto può far luce su tale
argomento:
"Ed insegnò ad Adam i nomi di
tutte le cose, poi le presentò agli Angeli dicendo loro:- Or ditemi dunque i
lor nomi se siete sinceri-. Ed essi risposero:- Sia gloria a Te! Noi non
sappiamo altro che quel che Tu ci hai insegnato, poiché Tu sei il Saggio
Sapiente-. Ed Egli disse:- O Adam, dì loro dunque i nomi di tutte queste
cose!-. E quando Adam li ebbe edotti dei nomi..." (2:31-33)
In questi versetti comprendiamo che:
- Il Vicario di Allah conosce i nomi di
tutte le cose
- Egli li insegnò agli angeli
- Come afferma il versetto 2:34 gli
angeli si prostrarono innanzi a lui
Ora fermiamoci un momento e
chiediamoci: "Chi è il Vicario?". L’ovvia risposta è: "Adam
(A)". La domanda seguente è: "Egli è l’unica persona nella
storia dell’umanità che ha raggiunto tale stato?". Qui ci sono varie
risposte da poter esser date, analizziamole:
Una risposta che può esser data è che
ogni essere umanopossiede lo status di "Vicario di Allah" sulla
terra. A ciò dovremmo rispondere che il Santo Corano dice che "la
gente che non crede è come quando uno grida e chi lo ascolta non percepisce
che voce indistinta d’invito: sordi, muti, ciechi, non intendono
nulla!" (2:171). Come potrebbero queste persone essere Vicari di
Allah, i quali conoscono i nomi di tutte le cose e insegnarle poi agli angeli?
Si può dire che tutti i credenti sono
Suoi Vicari. A ciò rispondiamo dicendo che, innanzitutto, il Vicario
rappresenta Allah in mezzo agli altri, e quindi gli altri non possono, a loro
volta, essere anch’essi Vicari. In secondo luogo, ci è chiaramente detto
nel Santo Corano che ci sono differenti gradi tra i credenti, ed Allah, il Suo
Profeta (S) e coloro che credono, compiono la preghiera e pagano la decima
chini in adorazione sono i nostri Wali (autorità) (5:55). Dunque, il Vicario
deve essere una persona in particolare.
Si può dire che nessuno ad eccezione
di Adam (A) sia il Vicario. A ciò rispondiamo semplicemente che basta porre
una semplice attenzione a ciò che il Corano dice e a una piccola analisi
della storia della creazione nel Corano per vedere che l’intero soggetto del
Khilafa non si riferisce ad un evento temporale confinato alla vita di Adam
(A). Il Corano dice infatti "Inni Ja’ael-un fi-l-ardh Khalifa"
(2:30). "Ja’ael" in Arabo viene usato per descrivere un protettore
di altre persone. Tale termine è inteso in relazione ad una continuità.
Dunque Allah ha posto un Vicario sulla terra... Altri versetti chiarificano
ulteriormente questo argomento, i quali descrivono un processo di selezione
per l’Imamato che passa anche da Ibrahim (A) e continua attraverso una linea
di discendenti giusti (vedi 2:124).
Quindi, riguardo all’idea di Imamato
e del Khilafa di Allah sulla terra, il Santo Corano parla dell’esistenza di
un Vicario di Allah (Khilafa) in ogni periodo. Riguardo alla questione del
Khilafa dopo il Profeta Muhammad (S), il Santo Corano non ci fornisce i nomi
esatti ma in molti versi fa riferimento a queste persone. Purtroppo qui non ci
è dato di analizzare approfonditamente su ogni singola figura, comunque ciò
può esser fatto tramite l’analisi di altre fonti.
Il secondo tipo di prova autorevole è
la Sunna del Profeta Muhammad (S). Se noi, in quanto Musulmani, crediamo nel
nostro Profeta (S) in quanto autorità nominata da Allah (ciò può esser
dedoto indirettamente con prove razionali), i suoi detti e insegnamenti
dovranno esser presi come prova e fatti in sé stessi. Tutte le fonti
autentiche di Hadith (Sunniti e Sciiti) sono unanimi nel constatare che vi sarà
un Imam chiamato MUHAMMAD dalla linea di discendenza di Fatima (A) conosciuto
come "Mahdi".
Lo Shaykh Hafez Abu ‘Abdullah
Muhammad Ibn Yusuf Shafi’i al-Ganji (m. 658 H.) scrisse un libro chiamato
"Al-Bayan fi Akhbar al-Sahib al-Zaman" e nel 25° capitolo, riporta
tradizioni autentiche solo da fonti Sunnite sull’esistenza del Mahdi (A).
Anche le testimonianze personali, di
incontri con l’Imam, sono un’altra prova autorevole. Molte persone hanno
sentito individui che hanno testimoniato il loro incontro con l’Imam Mahdi
(A). E’ anche possibile avere esperienze di questo tipo prodotte dalla
propria suggestione e immaginazione, ma alcuni casi non lasciano l’ombra del
dubbio.
Muhy al-Din al-‘Arabi, conosciuto
come Ibn ‘Arabi, visse nel 6° secolo dell’Hijra. Chiunque abbia
familiarità con i suoi lavori, sia in Oriente che in Occidente, sa
perfettamente che egli è uno tra i più grandi mistici di tutti i tempi. Per
dare un esempio della sua intelligenza, egli disse che durante la sua infanzia
si incontrò con Ibn Rushd (un grande filosofo Musulmano) e gli parlò. Ibn
Rushd si sedette meditando su questo fatto e, ricordandosi quello che Ibn
‘Arabi gli aveva detto, come risultato il colore della sua pelle si abbruttì
notevolmente. Nella sua opera maggiore, le "Futuhat al-Makkiyah",
Ibn ‘Arabi scrive un capitolo (capitolo 560) sull’esistenza dell’Imam
Mahdi (A) ed in molte occasioni fa riferimento ad un suo incontro con lui.
Un’altra prova dell’esistenza del
XII° Imam è che si tratta di una credenza presente in tutte le
tradizioni e culture. Come hanno potuto tutte le culture, con tutte le loro
diversità, credere nel Mahdi (A) e nella stessa ideologia messianica? Qualche
sociologo ha cercato di spiegare questo fenomeno in termini di funzione
sociale, indicandola come un’energia di cambiamento sociale e
delegittimazione politica di tutte le strutture politiche corrotte. Ciò non
sarebbe totalmente scorretto se non si trattasse di una spiegazione assai
riduttiva. In altre parole, è vero che la nostra credenza nel Mahdi (A)
riscontra qualche effetto socio-politico ma non si può ridurre tale credenza
in quanto priva di un valore oggettivo oltre alla funzione sociale. Tale
approccio è divenuto conosciuto come riduzionismo nell’epistemologia e le
sue lacune sono state ampiamente discusse tra i filosofi. Un fenomeno
universale di tale portata deve esser considerato seriamente e
approfonditamente, tenendo conto che la presenza di certi valori è più che
accidentale.
Anche se non vi fossero prove razionali
sull’esistenza del XII° Imam, quelle autorevoli basterebbero per riterla
fondata tra i Furul-Din (i rami della religione) poiché per i Furul-Din le
prove autorevoli, le quali sono basate su prove razionali indirette, sono
sufficienti per la loro validità. Ma siccome, secondo la prospettiva Sciita,
l’Imamato è una parte degli Usulul-Din, dovremo fornire anche le prove
razionali della sua esistenza.
Una tradizione autentica dice: "La
terra senza Hujjah crollerebbe con tutti i suoi abitanti". Si tratta di
un argomento che è il fulcro di tutti i dibattiti filosofici, mistici e
teologici concernenti l’esistenza del XII° Imam. Perché Allah vuole un
Vicario sulla terra? E’ davvero una necessità? Tali domande hanno coinvolto
i Sapienti Musulmani di tutti i secoli. Ciò che infine è stato riposto è la
Teoria dell’Essere Umano Perfetto (Naziriya al-Insan al-Kamil).
Non possiamo certo render giustizia a
questa teoria nello spazio che abbiamo a disposizione, quindi ci limiteremo a
fare alcune constatazioni.
Allah è Assoluto e Supremo, Egli è
l’Essere Perfetto Reale i cui attributi sono il più elevato grado di
affermazione reale. Ad esempio la conoscenza di Allah non ha limiti, e così
la Sua misericordia, il Suo potere, la Sua bellezza, ecc.. Non vi è
un’altra reale esistenza, né altro Essere indipendente nell’universo, ma
solo Allah, ed Egli è l’origine di ogni benedizione su ogni essere creato e
limitato.
Sebbene non vi sia difficoltà per
Allah nel mandare le Sue benedizioni alle Sue creature, le Sue creature, a
motivo della loro imperfezione, si rendono incapaci di una relazione diretta
con il Supremo e Assoluto. Tutti gli esseri nell’universo, viventi e
non-viventi, dipendono da Allah.
Gli esseri limitati necessitano di
mediatori tra loro ed Allah nella catena dell’esistenza. Si tratta di una
mediazione di dimensioni ontologiche, strettamente correlata alle condizione
dell’essere, e non di una mediazione socio-politica.
Gli Angeli, per virtù della loro
libertà dalle influenze materiali, hanno un potenziale maggiore di mediazione
e sono più facilmente soggetti a ricevere le benedizioni divine. Comunque vi
è un limite anche per loro, nel regno del mondo materiale. Essi hanno una
sola dimensione e la loro relazione con il mondo materiale non è molto
prossima sebbene siano in grado sorvegliare un oggetto al quale però non si
possono unire.
Solo l’anima umana è in grado di
unirsi a un oggetto con la forma del corpo. Gli esseri umani sono esseri
multi-dimensionali e quindi capaci di avere relazioni con tutti gli strati
dell’esistenza e dell’Essere. Prima della creazione di Adam (A)
l’universo mancava di un’armonia basilare: fu l’essere umano in quanto
Vicario di Allah che apportò quest’armonia nell’universo e la mantenne.
Per capire la funzione dell’Imam,
dell’Hujjah, del Khalifa di Allah, si deve avere una profonda comprensione
dell’Imamato e degli attributi dell’Imam. Questo Khalifa è l’Essere
Umano Perfetto e non una persona qualsiasi tra gli uomini. Quindi anche adesso
l’universo necessita del Vicario di Allah al fine di mantenere la sua
armonia. Essere Khalifa di Allah ed insegnante degli Angeli non è una
semplice nozione che può esser facilmente detta dalla lingua, la si può
comprendere con anni di studio e di contemplazione.
Possa Allah aiutarci al fine di una
migliore comprensione dell’Imam Mahdi (A)