Allàmah Tabatabai  

 Compendio della Dottrina Islamica

I princípi, l’etica, le norme

A CURA DI

Mostafà Bakhshkon

 

INTRODUZIONE

LA RELIGIONE

La religione costituisce un insieme di princípi e una serie di precetti pratici e morali che i Profeti hanno portato agli uomini, da parte di Dio, per guidarli sul retto sentiero. L’adesione a tali princípi e la pratica di questi precetti, determinano la beatitudine dell’uomo in questo mondo e nell’Aldilà. L’essere religioso e il seguire gli ordini di Dio e del Profeta conduce dunque l’uomo alla beatitudine di quest’effimero mondo e dell’eterna e infinita vita oltremondana.

In effetti, nessuno di noi può negare che il vero beato è chi nella propria vita mira a nobili obiettivi, si astiene dal vivere in istato di traviamento, ha un carattere integro, compie buone azioni e mantiene un cuore sereno e un coraggio indefesso di fronte agli ostacoli della vita. Questa è la beatitudine verso la quale ci guida la Religione di Dio, beatitudine che non può essere raggiunta senza di essa.

I princípi religiosi s’annidano nel cuore umano e al pari di una guardia segreta lo accompagnano ovunque e in ogni stato, distogliendolo dal vizio e inducendolo alla virtú. La fede è il piú saldo dei sostegni e permette di allontanare ogni paura, ogni angoscia, ogni malinconia. Gli uomini pii non si fanno prendere dal panico in nessuna circostanza e mai, dentro di sé, si sentono vili e deboli; essi, infatti, si vedono collegati all’illimitato potere del Creatore dell’universo, lo ricordano sempre, godono continuamente della Sua protezione e grazie a Lui hanno costantemente un cuore certo e uno spirito forte.

Oltre ai princípi, la religione ci prescrive anche di avere un carattere integro e di compiere, per quanto possiamo, azioni buone e degne.

Nella religione possiamo pertanto distinguere:

1) i princípi

2) l’etica

3) la pratica

Chiariamo ora questa sommaria esposizione.

I princípi

L’Esistenza di Dio

Se ci rivolgiamo alla nostra ragione, se ci affidiamo alla no­stra coscienza, comprendiamo che quest’universo non può essere venuto ad esistere da sé e che il suo meraviglioso ordine non può compiersi senza l’opera di un ordinatore. Sicuramente vi è un creatore che, mercé la propria illimitata potenza e infinita cono­scenza, ha dato origine a quest’immenso e magnifico universo e lo ha messo in movimento con un preciso ordine e secondo leggi costanti e invariabili. Nulla è stato creato invano e nessun essere può sfuggire alle divine leggi che governano l’universo.

La Profezia

È forse possibile credere che il Signore, con tutta la misericordia e la sollecitudine che ha verso le sue creature, possa abbandonare a se stesso l’uomo, capolavoro della creazione? È possibile pensare che il Signore possa abbandonare gli individui della società umana ai propri intelletti, che sono per lo piú in preda alle passioni e, perciò, traviati ed erranti? La risposta a queste domande è fin troppo chiara: egli per mezzo d’infallibili messaggeri ha inviato agli uomini le Sue leggi, affinché applicandole possa raggiungere la beatitudine e la felicità.

L’Aldilà

Nel corso della vita terrena i preziosi effetti e gli inestimabili vantaggi della pratica delle norme religiose non si manifestano in modo completo; né i probi raggiungono la loro reale ricompensa né i delinquenti e gli oppressori sono completamente puniti. Da ciò deduciamo che esiste un altro mondo ove tutte le azioni della gente sono attentamente vagliate al fine di ricompensare i probi e punire gli empi.

La religione ispira agli uomini questi e altri[1] princípi e li mette in guardia dall’ignoranza e dall’inconsapevolezza.

L’etica

La religione c’invita ad acquisire tutte le virtú, ad avere un buon carattere, a adornarci con buone e lodevoli qualità. C’invita inoltre ad avere coscienza del dovere, a essere benevoli, filantropi, gentili, fedeli, affabili, garbati e giusti; ci prescrive inoltre di difendere i nostri diritti, senza oltrepassarne i limiti, di non offendere l’onore e non violare i beni e l’integrità fisica degli altri. La religione ci raccomanda di compiere qualsiasi tipo di sacrificio per l’apprendimento del sapere e di scegliere, in tutte le attività della vita, la via della giustizia e della moderazione.

La pratica

La religione ci comanda di compiere azioni proficue e utili alla società e a noi stessi e vieta quelle che provocano corruzione. Essa c’insegna inoltre a eseguire atti d’adorazione quali la preghiera e il digiuno, che sono segno di sottomissione e ubbidienza a Dio.

Queste sono le norme che la religione ha portato e che ci ordina di rispettare. Alcune di esse riguardano le questioni di fede, altre sono di carattere etico e altre ancora di carattere pratico.

Per finire ripetiamo che l’accettazione e l’applicazione di tali norme costituiscono l’unico mezzo per raggiungere la beatitudine. In effetti, nessuno di noi può negare che l’essere umano non ha altra beatitudine all’infuori di quella derivante dall’essere realista, possedere un carattere integro e agire rettamente.


L’IMPORTANZA DELLA RELIGIONE E I VANTAGGI OFFERTI DA ESSA

È forse necessario che l’uomo segua una religione?

Esiste forse qualche relazione di dipendenza tra la vita degli uomini e la religione, la fede in Dio? Non può forse la società umana proseguire la sua esistenza senza religione e fede in Dio? Non è forse vero che è chiamato religioso chi afferma l’esistenza di una divinità per l’universo ed esegue particolari pratiche al fine di soddisfare la sua volontà?

Qualcuno potrebbe pensare che se nella società i doveri di ogni individuo sono precisamente determinati conformemente alle leggi inventate dall’uomo e ognuno si sforza di compiere il proprio dovere, le leggi umane possono sostituire quelle divine e la religione diviene cosí superflua. Esaminando un minimo i precetti e le norme dell’Islam si giunge però alla conclusione opposta. La religione islamica non si occupa infatti soltanto delle questioni inerenti al culto, ma stabilisce anche per tutte le questioni individuali e sociali dell’uomo, leggi e norme perfette. Certo, l’Islam analizza in modo strabiliante lo sterminato mondo umano, disponendo per ogni azione (individuale o sociale che sia) dell’uomo adeguate norme. Insomma, questa straordinaria religione con i suoi celesti precetti garantisce, sotto ogni aspetto e nel massimo grado possibile, la beatitudine e la felicità dell’umanità.

Ogni persona dotata di giustizia ammetterà quindi che le leggi create dal limitato pensiero e dalle relativamente scarse conoscenze dell’uomo non possono rivaleggiare con le norme e i precetti dell’Islam.

Dio l’Altissimo descrive nel generoso Corano la religione islamica nel modo ora esposto; per convincersene si mediti sul contenuto dei seguenti versetti coranici:

1)              “In verità, presso Dio, la religione (quella vera e giusta) è l’Islam; coloro cui è stato dato il Libro, per via di mutua malevolenza e invidia, non sono entrati in contrasto tra loro se non dopo aver ricevuto la conoscenza della religione vera. Coloro che negano i segni di Dio sappiano che, in verità, Egli è rapido nel regolare i conti cogli empi”.[2]

La religione alla quale tutti i profeti hanno invitato la gente consiste sostanzialmente nell’adorare Dio e nel sottomettersi ai suoi precetti. I sapienti delle religioni passate, nonostante fossero in grado di distinguere il vero dal falso, a causa del loro fanatismo e della loro ostilità, non si sottomisero alla verità, andando ciascuno per una via diversa; fu in tal modo che comparvero le diverse religioni. In realtà essi hanno rinnegato i segni di Dio ed Egli presto li punirà per le loro blasfeme azioni.

2)              “Chiunque scelga di seguire una religione diversa dall’Islam, sappia che essa non gli sarà mai accettata ed egli nell’Aldilà sarà nel novero di quelli che non raggiungeranno la salvezza e la beatitudine”.[3]

3)              “O voi che avete creduto, entrate tutti nella pace e non seguite le orme di satana, perché, in verità, egli è vostro palese nemico”.[4]

4)              “Osservate il patto di Dio ora che lo avete stretto; non rompete i giuramenti dopo averli rinsaldati, poiché avete costituito Dio come vostro garante. In verità Dio sa ciò che fate”.[5]

Tale versetto vuole esprimere che il musulmano è tenuto a rispettare tutti i patti stretti con Dio o con gli uomini e che non ha il diritto di violarli.

5)              “Invita la gente al sentiero del tuo Signore con saggezza e graziosa predica; disputa con loro nella maniera migliore. In verità il tuo Signore conosce meglio di chiunque altro chi è uscito dal Suo sentiero; Egli conosce meglio di chiunque altro chi segue la retta via”.[6]

Tale versetto vuole affermare che il Musulmano, per il progresso della propria religione, deve discutere con gli altri conformemente al loro grado di comprensione e in modo che sia loro utile e se non riesce a ricondurre qualcuno sul retto sentiero con l’argomentazione logica, deve servirsi del “giadàl” [discussione dialettica], che è uno dei metodi per provare una tesi.

6)              “E quando viene recitato il Corano ascoltatelo e fate silenzio; forse in tal modo sarete toccati dalla misericordia divina”.[7]

7)              “O voi che avete prestato fede, obbedite a Dio, all’Inviato e ai Detentori di Autorità a voi stessi appartenenti. Se poi v’accade di disputare su qualche cosa, devolvetela a Dio e all’Inviato, se credete in Dio e nel Giorno Estremo. Questo modo di procedere è meglio per voi e prospetta una fine migliore”.[8]

Questo versetto c’insegna che nella società islamica per ri­muovere le controversie non v’è altro mezzo che il Corano e le parole del Profeta; ogni controversia deve essere risolta con l’ausilio di queste due fonti. Se poi a volte vediamo un vero Mu­sulmano risolvere una controversia mediante l’uso dell’intelletto, dobbiamo sapere che egli lo fa perché il Corano ha accettato i giudizi del sano intelletto.

8)              “O Profeta, è per misericordia divina che sei diventato cosí bonario nei loro confronti; se tu fossi stato sgarbato e duro di cuore si sarebbero dispersi dintorno a te. Perdonali dunque e chiedi il perdono di Dio per loro. Consultati con loro sulle varie questioni e quando hai preso una decisione confida in Dio, perché, in verità, Dio ama chi confida in Lui”.[9]  

Poiché essere cortesi, benevoli e consultarsi reciprocamente sulle varie questioni sono cose che creano affetto e amore tra le persone, poiché gli individui di una comunità devono essere affezionati alla propria guida, affinché il Profeta possa influire sulle persone, Dio gli ordina di essere bonario e di consultarsi con loro. Tuttavia, siccome è possibile che la gente sbagli, il Signore gli ordina anche di essere, dopo aver consultato i suoi, autonomo nelle proprie decisioni e di rimettersi, in ogni cosa che fa, a Dio, poiché nessuno può contrastare la volontà divina.

Dio l’Altissimo nello stesso modo nel quale ha presentato l’Islam presenta la religione giudaica e quella cristiana, i cui rispettivi libri ispirati sono la Torà e il Vangelo, che contengono precetti e norme di carattere sociale. Dice infatti nel Corano:

9)              “Ma come fanno a volerti come giudice, quando, presso di loro, v’è la Torà che contiene la legge di Dio?! E poi, dopo che hai giudicato conformemente ad essa, respingono la tua sentenza! Essi non sono credenti!”.[10]

10)           “In verità, Noi abbiamo fatto discendere la Torà; in essa v’è la guida verso la verità e la luce. I Profeti, che erano sottomessi alla legge di Dio, con essa giudicavano fra chi diventò giudei e lo stesso facevano i loro pii educatori e i loro sapienti, e ciò perché era stata loro chiesta la custodia del Libro di Dio e che erano i suoi testimoni. Non temete dunque la gente ma temete Me! Non barattate i Miei segni a vile prezzo! Coloro che non giudicano mediante ciò che Dio ha fatto discendere, sono miscredenti”.[11]

11)           “Dopo di loro (i profeti inviati prima del Messia) mandammo Gesú figlio di Maria, attestante la verità della Torà, che era stata fatta discendere prima di lui, e gli demmo il Vangelo, nel quale v’era guida [verso il vero] e luce, attestava la verità della Torà, prima di esso inviata, ed era guida e consiglio per i timorati di Dio”.[12]

12)           “La Gente del Vangelo (i seguaci di Gesú) devono giudicare secondo ciò che Dio ha rivelato in esso; quelli che non giudicano in conformità a ciò che Dio ha rivelato sono empi”.[13]

13)           “E Noi facemmo discendere su di te questo libro (il Corano) giustamente; esso attesta la verità dei libri ispirati in precedenza ed è loro guardiano e protettore. Giudica quindi tra loro secondo quanto Dio ha fatto discendere e non andare dietro alle loro passioni, rinnegando cosí ciò che della verità è disceso su di te...”.[14]

 Da quanto è stato finora detto, diviene chiaro che, secondo il Corano, la religione è il metodo di vita dal quale l’uomo [se vuole raggiungere la sua reale beatitudine, la propria vera felicità] non può sfuggire; si è inoltre compreso che la differenza esistente tra la religione e la legislazione sociale è che la prima proviene da Dio l’Altissimo, mentre la seconda è frutto del pensiero umano. In altre parole, la religione collega la vita sociale della gente coll’adorazione di Dio, con la sottomissione a Dio, mentre nelle legislazioni sociali non viene data alcun’importanza a questa relazione.

I vantaggi della religione

Da quanto sinora detto si è compreso che la religione esercita una profonda influenza riformatrice sull’individuo e sulla società, tanto che essa può essere tranquillamente considerata l’unica via di salvezza dell’uomo, l’unico modo che egli ha a disposizione per raggiungere la beatitudine.

In effetti, gli individui di una società non vincolata alla religione perdono il proprio realismo, la propria attitudine a pensare e a ragionare, vanificano i giorni della propria preziosa vita nello smarrimento, nella superficialità, nell’incoscienza e ignorano ciò che dice il loro intelletto. Essi si riducono insomma a vivere al pari di sciocchi animali e cadono inevitabilmente nell’immoralità e nel vizio, perdendo del tutto quelle caratteristiche proprie dell’essere umano. Gli individui di una tale società non solo non raggiungeranno il loro finale grado di perfezione e l’eterna beatitudine, ma subiranno anche, nella loro breve e fugace vita di questo mondo, le nefaste conseguenze e gli spiacevoli effetti delle proprie turpi azioni; alla fine vedranno le conseguenze della propria incoscienza, comprenderanno in modo assai chiaro che l’unica via che porta alla beatitudine è quella della religione, della fede in Dio e, alla fine, si pentiranno della loro indegna condotta. Dio l’Altissimo nel Corano dice: “Chi si tiene lontano dal male e dal peccato è salvo. Chi invece compie il male e pecca non raggiungerà la salvezza [e brucerà nel fuoco dell’Inferno]”.[15]

Sí, la beatitudine dell’uomo, la felicità dell’individuo e della società, dipendono dal rispetto dei precetti religiosi e ciò che conta è la sostanza dei fatti, la pratica, non le apparenze, le parole. Chi si ritiene musulmano e attende con animo cupo, vile carattere e cattiva condotta l’angelo della beatitudine è esattamente come il malato che ignora la ricetta che ha preso dal medico e pretende pure di guarire. Certamente con una tale mentalità non raggiungerà mai il suo scopo. A tal proposito Dio l’Altissimo nel Corano dice: “Tra i Musulmani, gli Ebrei, i Sabei[16] e i Cristiani, quelli che hanno realmente creduto in Dio e nel Giorno del Giudizio e che hanno operato rettamente, avranno presso Dio una generosa ricompensa”.[17]

In conformità a questo versetto, taluni potrebbero ritenere che gli individui che hanno creduto in Dio e nel Giorno del Giudizio e hanno agito rettamente saranno salvi anche pur non avendo riconosciuto per tali tutti o parte dei Profeti. È perciò necessario ricordare che i versetti 150 e 151 della “Sura delle Donne” dichiarano miscredenti le persone che non riconoscono tutti i Profeti o anche alcuni di essi: “Coloro che negano Dio e i Suoi Profeti, intendono creare divisione tra Dio e i Suoi profeti, dicono: ‘Crediamo in alcuni e neghiamo altri’ e intendono seguire una via intermedia, questi, sono in verità i miscredenti [al pari dei Giudei che hanno negato Gesú e Muhammad, e i Cristiani che hanno negato Muhammad]”.[18]

Perciò soltanto coloro che avranno creduto in tutti i Profeti e avranno operato rettamente potranno trarre beneficio della propria fede.


LA RELIGIONE E LA SOCIETÀ

La civiltà dell’uomo

Analizzando le cause e gli agenti che, nelle epoche passate, hanno dato origine alle diverse società umane, costatiamo che l’uomo in vita sua non vuole e non ricerca che la propria beatitudine e la propria felicità. Egli non può realizzare questa beatitudine se non assicurandosi in modo completo la totalità dei mezzi di sussistenza dei quali necessita per vivere.

L’uomo comprende insitamente che non sarà mai in grado di procurarsi da solo l’enorme quantità di mezzi di cui necessita per assicurarsi la tranquillità e la beatitudine a cui aspira. Egli si rende perfettamente conto che da solo non avrà mai il potere di risolvere i problemi della propria vita, non sarà mai in grado di raggiungere la perfezione. Per questo motivo, per soddisfare i propri bisogni, si vede costretto a adattarsi alla vita sociale, ad accettare che il piú agevole mezzo che ha a disposizione per raggiungere il proprio scopo è la collaborazione con gli altri individui della società in cui vive. È ciò che spinge gli individui di una società a collaborare per assicurarsi i necessari mezzi di sussistenza. Ciascuno si impegna al fine di assicurare parte di tali mezzi e quando tutti hanno svolto il proprio dovere i singoli risultati vengono combinati tra loro e ognuno, in proporzione alla propria operosità e alla propria posizione sociale, si prende una parte del risultato totale e la sfrutta per portare avanti la propria vita. Questa collaborazione ed equa spartizione del risultato del lavoro comune permette all’uomo di garantirsi il suo benessere e la sua beatitudine.

L’assetto sociale: una necessità

Poiché esiste commistione tra i risultati delle singole attività degli individui della società e siccome tutti vogliono giovarsi di tali risultati, sorgono inevitabilmente determinati conflitti d’interesse. È infatti chiaro che, di solito, gli interessi materiali sono l’origine dei diversi tipi di discordie e distruggono l’amore e la cordialità tra la gente.

Onde preservare l’affiatamento e l’amore tra gli individui della società è necessario instaurare una serie di norme la cui osservanza impedisca ogni possibile disordine e degenerazione anarchica. In effetti, senza un assetto la società umana cadrebbe in uno stato di disordine tale da non poter durare nemmeno per un giorno. È poi naturale che tali norme differiscano secondo il livello di civiltà o di barbarie proprie a ogni popolo, a ogni nazione, varino secondo i diversi livelli di cultura delle società e delle loro diverse organizzazioni di governo. Ma ripetiamo che in nessun caso la società può fare a meno di una serie di usi, di costumi e di norme rispettate da almeno la maggioranza dei suoi membri. Mai è esistita nella storia dell’umanità una società assolutamente priva di usi, costumi e norme comuni.

Libertà e assetto sociale

Poiché l’essere umano compie tutte le proprie azioni con il proprio arbitrio e la propria elezione, si sente libero di agire e immagina questa sua libertà d’azione come assoluta, libera da vincoli e condizioni. Egli aspira a una libertà totale, rifugge da ogni genere di limitazione ed è perciò insofferente a ogni proibizione, ad ogni privazione a lui rivolte. Quando gli viene imposta una limitazione egli prova dentro di sé un particolare affanno, uno speciale senso di abbattimento. È per questo che le norme che regolano la società, per quanto poche siano, siccome limitano in certa misura l’essere umano, sono sempre contrarie alla sua liberale indole.

L’uomo comprende tuttavia che qualora non accettasse, allo scopo di preservare la società e l’ordine esistente in essa, di cedere, di fronte alle leggi, parte della propria libertà, questa cadrebbe in un disordine tale da annientare del tutto la sua libertà e la sua tranquillità. Egli sarebbe in tal caso libero di violare i diritti altrui, ma non avrebbe alcuna garanzia della difesa dei suoi. Perciò l’uomo, allo scopo di preservare parte della propria libertà, rinuncia a parte di essa e rispetta le norme che regolano la società.

Ciò che minaccia l’esecuzione delle leggi

Secondo quanto abbiamo detto, giungiamo a riscontrare una sorta di contrasto, di incompatibilità tra l’indole liberale dell’uomo e le norme vigenti nella società; è come se le leggi, al pari di una robusta catena, lo legassero ed egli cercasse costantemente di liberarsi. Tale atteggiamento è il maggior pericolo per il mantenimento dell’ordine sociale e delle leggi che a esso presiedono.

Pertanto, a fianco delle norme e dei doveri di carattere pratico, vengono sempre disposte una serie di norme applicate per punire i contravventori, intimorire la gente e impedire loro di violare le leggi. Al fine poi di animare gli individui al rispetto delle leggi, si infonde in loro la speranza di ricevere ricompense e premi. Non si può tuttavia negare che il timore di essere puniti e il desiderio di essere ricompensati sono fattori che possono contribuire solo in parte all’esecuzione delle leggi penali. Tali fattori non consentono infatti di abolire al cento per cento la trasgressione delle leggi e non sono in grado di preservarne completamente l’autorità e la padronanza, perché le leggi penali, al pari delle altre leggi, possono venire infrante dall’uomo e sono costantemente minacciate dalla sua liberale indole. Cosí le persone dotate di influenza e di potere possono, senza alcun timore, violare pubblicamente la legge oppure, servendosi della loro influenza, costringere l’organo giudiziario e il potere esecutivo ad accettare le loro illecite pretese. Coloro che non possiedono una posizione influente, per raggiungere i loro scopi, possono invece approfittare della disattenzione e della debolezza delle autorità che hanno la responsabilità di dirigere e governare la società e trasgredire di nascosto, oppure possono sfruttare altri mezzi come le tangenti, gli agganci e le parentele. È ovvio che tali comportamenti finiscono per mandare in rovina la società.

Le migliaia di violazioni e di trasgressioni che ogni giorno costatiamo nelle diverse società umane sono la migliore prova di quanto abbiamo ora detto.

La fonte principale di questo pericolo

Occorre a questo punto vedere donde provenga il pericolo di cui al paragrafo precedente e come si debba domare la superba e liberale indole dell’uomo, al fine di ostacolare la violazione della legge nella società.

L’origine di questo pericolo, che costituisce la principale causa della corruzione sociale, che le stesse leggi non riescono a prevenire, risiede nel fatto che le normali metodologie sociali, che danno luogo alle leggi create dall’uomo, prendono in considerazione la sola dimensione materiale dell’esistenza dell’uomo, tralasciando quella spirituale e trascurando i suoi istinti interiori. Tali metodologie mirano esclusivamente alla coordinazione e al mantenimento dell’ordine, dell’equilibrio esistente tra le azioni della gente affinché queste si svolgano in modo tale da non sfociare in contrasti e conflitti.

La legge sociale pretende dagli individui della società il rispetto dei suoi articoli, mira a controllare tutte le loro azioni che riguardano la vita sociale, senza curarsi minimamente delle loro qualità interiori, degli intimi sentimenti che li spingono a compiere tali azioni e che costituiscono i nemici interiori e nascosti delle leggi. Pertanto, ogniqualvolta nel dirigere la società venga trascurata l’indole liberale dell’uomo e centinaia di altri fattori interni [come l’egoismo, la lussuria], che costituiscono la principale causa della corruzione, la società cadrà in uno stato di disordine e i conflitti, i disordini esistenti si intensificheranno giorno dopo giorno; tutte le leggi sono infatti continuamente minacciate dalle aggressioni di potenti ribelli e dai “notturni” assalti di abili ladri, causati da questi stessi fattori interni. Nessuna legge può quindi opporsi da sola alla corruzione o prevenire l’insorgere dei conflitti.


 

LA RELIGIONE E LE LEGGI CREATE DALL’UOMO

L’eccellenza della religione sulle altre leggi

La piú avanzata metodologia sociale per garantire l’esecuzione della legge consiste nel varare leggi penali e istituire un organo di sorveglianza. Tuttavia, come abbiamo già detto in precedenza, né le sanzioni né l’esistenza di una forza di polizia sono in grado di avere ragione degli istinti ribelli dell’uomo e fare in modo che le leggi da esso inventate per dirigere la società vengano effettivamente applicate.

La religione oltre a incaricare una forza di polizia del mantenimento dell’ordine pubblico e varare leggi per punire i contravventori e gli scellerati, dispone anche di potenti strumenti con i quali è in grado di vincere ogni forza avversa.

La religione a seguito del legame che crea tra vita sociale e adorazione di Dio l’Altissimo rende l’essere umano responsabile dinanzi a Dio di tutte le proprie azioni, sia di quelle che riguardano la sua vita individuale sia di quelle che riguardano la sua vita sociale. Poiché Dio l’Altissimo, con il Suo infinito potere e la Sua illimitata conoscenza, domina l’essere umano sotto ogni aspetto ed è perfettamente al corrente di ogni suo pensiero e intimo segreto, la religione affida il compito di sorveglianza e di custodia dell’uomo, oltre che a una guardia esteriore, a una guardia interiore, la quale, nel suo lavoro di vigilanza, è infallibile. A tal proposito, Dio l’Eccelso nel Corano dice: “Dio sa perfettamente ciò che essi fanno[19]. Ed Egli è con voi ovunque voi siate[20]. Il tuo Signore ripagherà completamente le loro azioni, ché, in verità, Egli sa perfettamente ciò che fanno[21]. In verità Dio vi sorveglia[22]”.

Se ora poniamo a confronto la persona che vive in un ambiente in cui vige il diritto umano con quella che vive in un ambiente religioso, l’eccellenza e la superiorità della religione ci apparirà in tutta chiarezza.

In una società i cui individui sono religiosi, siccome sanno che Dio osserva costantemente le loro azioni, la vita si svolge in assoluta pace e armonia. Gli individui che vivono in una tale società si rispettano, non si comportano tra loro in modo violento, non si calunniano ed evitano persino di essere sospettosi nei confronti del prossimo. La religione vieta infatti all’uomo di essere sospettoso nei confronti degli altri, cosa che viene però trascurata dalle leggi create dall’uomo. Il Corano a tal proposito dice: “O voi che avete prestato fede, tenetevi lontano da molti dei sospetti, ché, in verità alcuni sospetti costituiscono peccato”[23].

In un ambiente religioso l’uomo sta completamente tranquillo, vive i giorni della sua vita in assoluto benessere e alla fine raggiunge l’eterna beatitudine.

Contrariamente a quanto è stato finora detto, in un ambiente in cui vigono solamente le leggi inventate dall’uomo, gli individui evitano di compiere atti vietati solo quando vedono che la forza di polizia osserva le loro azioni, diversamente è possibile che compiano qualsiasi trasgressione.

Ogni individuo religioso, secondo quanto gli ha insegnato la religione, sa che la sua esistenza non si circoscrive ai pochi giorni trascorsi in questo mondo effimero ed è conscio del fatto che dopo la sua morte un’altra vita, illimitata e infinita, l’attende; egli sa bene che con la morte non si annienta ed è altresí conscio del fatto che l’unica via che l’uomo ha per raggiungere la perpetua beatitudine e l’eterna tranquillità consiste nell’osservare i precetti religiosi, inviati dal Signore Altissimo mediante i Suoi messaggeri. Egli sa che i precetti religiosi provengono da Dio, l’Onnipotente, l’Onnisciente, l’Onniveggente, che conosce perfettamente ogni azione esteriore dell’uomo e ogni suo sentimento intimo e pensiero nascosto. Egli sa che verrà da Lui ripagato per ogni buona azione che ha compiuto nel corso della sua vita e punito per ogni sua trasgressione. Nessuno può sfuggire alla giustizia di Dio nascondendogli i peccati che ha commesso.

Ogni individuo religioso in base ai principi della propria religione, sa che ogni volta che osserva un precetto religioso ubbidisce al proprio Signore e che, nonostante che solitamente il servo, in quanto servo, non abbia diritto a nessun compenso dal suo padrone per l’esecuzione di un suo ordine, riceverà, per grazia e benevolenza del Signore, una generosa ricompensa per aver eseguito i Suoi ordini. Da questo punto di vista, ogni suo atto d’obbedienza costituisce in realtà una transazione che egli accetta di eseguire di propria volontà. Egli cede volontariamente una parte della propria libertà in cambio del compiacimento di Dio Benevolo e della Sua futura ricompensa. Cosí la persona osservante, rispettando i precetti religiosi, è, in assoluta beatitudine, occupata a transare volontariamente la propria libertà con una merce infinitamente piú preziosa.

Al contrario, colui che non è religioso, siccome considera l’osservanza delle norme e delle leggi un danno per se stessa, siccome la sua liberale indole non riesce a sopportare di perdere parte della propria libertà, cerca sempre di violare la legge e riconquistare cosí la libertà perduta.

La religione presenta caratteristiche che la differenziano ulteriormente dal diritto umano; ad esempio gli osservanti rifuggono volontariamente dal peccato, mentre coloro che seguono il diritto umano non lo fanno che per timore di essere puniti dalla legge; la religione governa totalmente l’essere umano, mentre la legge non è dotata di un simile potere: essa lo domina sia esteriormente sia interiormente, contrariamente alla legge che non può ordinare e dominare che esteriormente. La religione non è solamente un’autorità che impedisce di agire in modo biasimevole, è anche un maestro che insegna all’essere umano le virtú e le doti, il che non accade nel caso del diritto umano, di natura esclusivamente repressiva.

Se i vantaggi offerti dal diritto umano fossero considerati eguali a una unità, quelli della religione sarebbero superiori a diverse migliaia. Coloro dunque che si adoperano al fine di annientare la religione e non vedono altro che il diritto laico, sono simili a chi amputa con le sue stesse mani la propria gamba sana per sostituirla con una di legno.

Da quanto precede, possiamo dedurre che la religione è il migliore mezzo per dirigere e guidare la società umana, e piú di ogni altro metodo riesce a indurre la gente al rispetto delle leggi vigenti nella società.

Un tentativo di soluzione

I paesi sottosviluppati del mondo che, nel corso del secolo scorso, hanno voluto impegnarsi sulla via del progresso e dello sviluppo, accettando il metodo di governo laico senza tenere conto delle manchevolezze del diritto laico e del grande potere della religione, si sono immersi nella barbarie e nella decadenza. Di contro, le nazioni progredite e astute del mondo, accortesi delle lacune presenti nel diritto laico, al fine di salvarlo da una sconfitta certa, si sono dedicate alla ricerca di una soluzione e hanno cambiato metodo. Tali nazioni hanno organizzato il loro metodo di istruzione e educazione in modo tale che gli individui della società vengano, in ogni caso, a formarsi acquistando una serie di virtú e considerino in tutte le loro attività sociali la legge come un qualcosa di sacro e inviolabile. Questo tipo di formazione è in grado di salvare la legge non religiosa, fa sí che essa trovi il suo corso ordinario e garantisce di conseguenza, in modo notevole, il benessere e la felicità degli individui della società.

Bisogna però prestare attenzione che questi metodi si basano su teorie e concetti che possono essere suddivise in due diverse categorie:

1)                      concetti e princípi (come umanitarismo, benevolenza, compassione verso i propri dipendenti) fondati sul realismo e presi indubbiamente dalle religioni rivelate. In effetti, la religione, dai tempi piú antichi, ancora prima del sorgere delle civiltà avanzate, invitava gli uomini a seguire tali princípi. Perciò la beatitudine e la felicità venute a esistere nelle società progredite a causa dell’applicazione di tali concetti sono parte dei doni concessi dalla religione all’umanità.

2)                      Concetti e principi inconsistenti e illusori, che appartengono al mondo delle favole. In tale ambito rientra ad esempio il comportamento di coloro che fanno credere alla gente che se soffriranno oppure verranno uccisi per la salvezza della loro patria, i loro nomi verranno incisi in lettere d’oro nelle pagine della storia. Non si può negare che in molti casi queste fandonie danno risultati pratici; è possibile infatti che taluni rimangano impressionati da esse e facciano dei sacrifici in campo di battaglia, uccidendo un gran numero di nemici. Bisogna tuttavia sapere che esse arrecano danni molto maggiori dei vantaggi che offrono, poiché rendono l’uomo superstizioso e rovinano il suo senso della realtà; per coloro che non hanno fede in Dio, nel Giorno del Giudizio e che considerano la morte dell’uomo come il suo annientamento, la vita eterna e la beatitudine imperitura che viene dopo la morte non avranno infatti piú alcun senso.


L’ISLAM

Il desiderio di religione è insito nell’uomo

L’essere umano desidera insitamente la religione. Egli durante tutta la sua vita si dà costantemente da fare per realizzare la propria felicità, ricerca i mezzi piú efficaci a consentirgli di soddisfare i propri bisogni e raggiungere cosí i propri scopi; egli, senza dubbio, aspira a un mezzo invincibile e sempre efficace per realizzare i suoi desideri.

In natura non esiste alcuna causa il cui effetto sia perpetuo, invincibile e insoggiogabile. Da ciò si deduce che questa naturale tendenza dell’uomo a ricercare un invincibile mezzo per raggiungere la felicità e la reale pace interiore, è in realtà desiderio d’Islam, perché soltanto Dio l’Altissimo è invincibile, insoggiogabile nella sua volontà, immune da qualsiasi difetto e mancanza, e il solo metodo di vita avente una reale e totale relazione con Dio l’Altissimo è quello indicato dalla religione islamica.

È possibile quindi affermare che tale desiderio istintivo dell’uomo è una delle migliori prove in favore dei tre princípi della religione (l’Unicità di Dio, la Profezia e la Risurrezione), poiché la comprensione innata dell’uomo, necessaria conseguenza della sua particolare natura, non sbaglia mai. Cosí egli non confonde mai il concetto di amicizia con quello di inimicizia, come non confonde la sensazione di sete che prova dentro di sé, con quella che avrebbe nel caso in cui fosse dissetato.

È poi vero che talvolta l’uomo desidera cose che apparentemente non hanno nulla a che vedere con quanto abbiamo sinora detto; desidera ad esempio, avere, al pari di un uccello, ali e piume per volare, o addirittura essere, al pari di un astro, nell’alto dei cieli. Tuttavia nel fondo del cuore egli desidera seriamente una reale causa che lo conduca alla beatitudine, desidera raggiungere la pace assoluta, aspira a una vita realmente umana e finché vivrà, questo desiderio non si estinguerà mai.

Insomma, se nell’universo non fosse esistita una causa invincibile (Dio), l’uomo, con l’essenza incontaminata che ha, non l’avrebbe pensata; se non fosse esistita una pace assoluta (propria della vita oltremondana), se il metodo religioso (trasmessoci da Dio attraverso l’invio di profeti) non fosse stato vero, il loro desiderio non avrebbe mai trovato spazio nell’animo umano.

Breve sguardo alla storia delle religioni

La piú sicura e affidabile (dal punto di vista religioso) fonte con cui è possibile effettuare una sommaria ricerca riguardo alla comparsa delle religioni è il generoso Corano. Esso è infatti immune da ogni sorta di errore, esente da ogni tipo di faziosità.

Il glorioso Corano descrive in forma sintetica le origini della religione affermando che la religione di Dio, che non è altro che la religione islamica[24], accompagna l’uomo fin dal primo giorno della sua comparsa.

L’attuale generazione umana, come afferma espressamente il Corano, deriva da un’unica coppia formata da un uomo, chiamato dal Corano Àdam [Adamo], e da una donna, chiamata da questo sacro libro Hawwà [Eva]. Adamo era profeta di Dio e come tale riceveva la rivelazione divina. La sua religione era assai semplice; essa comprendeva alcuni comandamenti generali come il dovere di ricordare Dio, di fare del bene al prossimo (in modo particolare ai genitori), di preservarsi dalla corruzione, di non uccidere i propri simili e di non commettere atti turpi.

Dopo la morte di Adamo e della sua sposa, i loro figli condussero un’esistenza assolutamente tranquilla, senza contrasti. Man mano che la popolazione umana aumentava di numero, veniva a crearsi la prima forma di vita collettiva; fu a questo punto che l’uomo inizio a imparare a organizzare la propria vita e fece il primo passo verso la civiltà.

Aumentando ulteriormente la popolazione, questo gruppo primitivo si divise dando luogo alle prime tribú della storia umana. In ognuna di esse v’erano delle eminenti persone, rispettate e onorate dai membri della tribú alla quale appartenevano. Tali personalità erano cosí riverite e venerate, che dopo la loro morte i membri del clan costruivano i loro monumenti e ne facevano oggetto di lode ed encomio. Fu cosí che l’idolatria iniziò a diffondersi tra la gente. Ciò è confermato sia dalle tradizioni degli Imam che dalla storia dell’idolatria.

Gradualmente per effetto dei soprusi fatti dai potenti ai danni dei deboli comparvero i primi contrasti tra la gente che, aggravati di contrasti casuali, sfociarono in veri e propri conflitti. L’insorgere di tali contrasti, di tali conflitti, che deviarono l’uomo dal sentiero della beatitudine e lo trascinarono verso la rovina, verso la malasorte, fu la causa per la quale Dio, il Benevolo, inviò i Profeti e assieme a loro i Libri Ispirati, risolutori dei contrasti degli uomini. A tal proposito, Dio l’Altissimo, nel Corano, dice: “La gente (inizialmente) formava un’unica comunità; (in seguito ai contrasti insorti tra gli individui di tale comunità) Dio inviò i Profeti affinché rendessero lieta novella (ai probi) e ammonissero (gli empi), e con essi inviò il Libro affinché giudicasse di ciò in cui discordavano...”.[25]

La religione islamica

La sacra religione islamica è, in ordine cronologico, l’ultima religione celeste e, per questo motivo, la piú completa. L’avvento di questa religione abolí le precedenti; è infatti logico che quando esiste il completo non v’è piú bisogno dell’incompleto.

L’Islam è stato inviato all’umanità mediante il venerato profeta Muhammad figlio di Abdillàh (S). Questa porta della salvezza e della beatitudine fu aperta agli uomini nel momento in cui, superate le ere dell’immaturità e dell’ignoranza, essi divennero atti a raggiungere la perfezione umana e a ricevere e mettere in pratica i sublimi insegnamenti divini.

L’Islam ha perciò portato all’uomo verità e conoscenze adeguate alla comprensione dell’individuo realista, gli ha donato virtú che lo distinguono dalle restanti creature e precetti in grado di organizzare la sua vita individuale e sociale.

Da questo punto di vista, l’Islam costituisce una serie di princípi e di norme (di validità universale e perpetua) di carattere morale e pratico, la cui messa in pratica garantisce la beatitudine dell’uomo in questo mondo e nell’Aldilà.

Le norme della religione islamica sono tali che ogni singolo individuo appartenente alla grande famiglia umana e ogni società umana che le metta in pratica potrà raggiungere le migliori condizioni di vita e la piú elevata forma di perfezione. La religione islamica dona ugualmente i suoi proficui effetti a ogni individuo, a ogni società: qualsiasi individuo, grande o piccolo, sapiente o ignorante, uomo o donna, bianco o nero, orientale od occidentale che sia, senza alcuna differenza, può giovarsi dei vantaggi offerti da questa pura religione e soddisfare nel migliore e piú completo dei modi le sue esigenze. Infatti, l’Islam fonda infatti i suoi princípi e i suoi precetti sulla natura insita delle cose ed è perciò in grado di considerare le necessità dell’essere umano e indicare i mezzi in grado di soddisfarle.

In effetti, la natura insita dell’uomo è, in ogni individuo, in ogni razza e in ogni era, la stessa: piccoli o grandi, uomini o donne, sapienti o ignoranti, bianchi o neri che siano, sono in ogni caso membri di questa grande famiglia e hanno perciò stessa natura primordiale e gli stessi bisogni. Lo stesso dicasi per le generazioni future che appartenendo anch’esse alla grande famiglia umana avranno le stesse esigenze di quelle passate.

Ripetiamo quindi che l’universale ed eterna religione islamica, è in grado soddisfare tutte le reali e naturali esigenze dell’uomo. È questo il motivo per cui Dio l’Altissimo la chiama “Religione Naturale”, invitando gli uomini a mantenere viva la propria natura umana, ed è questo suo carattere naturale che ha portato gli eminenti sapienti islamici ad affermare che essa è semplice da osservare e non è severa con l’uomo.

Confronto tra l’Islam e le altre religioni

Abbiamo in precedenza spiegato come la religione sia superiore agli altri metodi di organizzazione e guida della società. Abbiamo poi accennato all’eccellenza dell’Islam sulle altre religioni. In base a tali conclusioni siamo poi riusciti a comprendere che i vantaggi che offre l’Islam alla società umana sono notevolmente maggiori di quelli offerti da qualsiasi altra religione o metodologia sociale. Questa realtà diviene ancora piú chiara quando si confronti l’Islam con le altre religioni e con i diversi metodi sociali.

La dottrina islamica non è come l’attuale dottrina cristiana che considera solo la felicità ultraterrena della gente, trascurando quella terrena. Essa non è nemmeno come l’attuale religione giudaica, che si preoccupa solo di istruire e educare un’unica nazione, e neppure come gli insegnamenti zoroastrici (e di talune altre sette e religioni), limitati a pochi argomenti di carattere etico e liturgico.

L’Islam prende infatti in considerazione l’istruzione, l’educazione, la felicità terrena e la beatitudine ultraterrena di tutti gli uomini, in tutti i luoghi e in tutte le ere, fino al Giorno del Giudizio.

Solo in questo modo è possibile correggere le società e condurre l’uomo verso la beatitudine di questo mondo e dell’Aldilà; infatti, correggere una sola società o un’unica nazione, con i rapporti internazionali che si fanno di giorno in giorno sempre piú vicini e intensi, è un lavoro inutile ed è come voler depurare una goccia d’acqua in un fiume inquinato. Inoltre limitarsi a riformare una sola società, trascurando le altre, è un comportamento che contraddice lo spirito di riformismo.

Negli insegnamenti islamici sono state considerate tutte le idee che è possibile che vengano in mente all’uomo a proposito della creazione del mondo e dell’essere umano, tutti i vizi e le virtú che è possibile che vengano ad annidarsi nell’animo umano, tutte le azioni, le attività eseguibili da un essere umano nell’ambiente in cui vive.

Dio ha eletto quei princípi aventi carattere realistico (a capo dei quali v’è l’Unicità di Dio l’Altissimo) e li ha costituiti fondamento e origine della religione islamica. Per quanto concerne poi l’etica, l’Islam elegge ogni qualità che, nella realtà e presso la retta ragione, è buona, è virtú. Sulla base dell’etica, l’Islam dispone poi una serie di norme pratiche nelle quali sono stati considerati tutti i particolari, i dettagli della vita dell’uomo e, di conseguenza, determinati i doveri individuali e sociali d’ogni individuo, sia egli nero o bianco, cittadino o contadino, uomo o donna, piccolo o grande, servo o padrone, comandante o comandato, abbiente o povero.

Dice Dio l’Altissimo: “Una buona parola (una vera e giusta fede) è simile a un buon albero, la cui radice è salda e la cui fronda si eleva alta in cielo”.[26]

Chiunque esamini attentamente i principi, l’etica e le norme della religione islamica, scoprirà un oceano sconfinato e straordinariamente armonico di sapienza e di spiritualità (che perfino la mente perspicace è incapace di comprenderne i limiti, di raggiungerne gli abissi) con l’ausilio del quale l’uomo può avvicinarsi a Dio, adorarlo e formarsi spiritualmente.

È questo straordinario insieme di princípi e di precetti che il Dio, l’Unico, ha rivelato al Suo prediletto profeta Muhammad.

Confronto tra l’Islam e le altre metodologie sociali

Esaminando attentamente le metodologie delle società progredite del mondo, comprendiamo bene che se da un lato esse hanno dato luogo al loro straordinario progresso scientifico e industriale, hanno permesso loro di raggiungere la luna, Marte e di creare sconcertanti organismi statali, dall’altro però hanno mandato in rovina l’umanità, hanno provocato in meno di un quarto di secolo, ben due guerre mondiali (nelle quali sono morte milioni di persone innocenti) e ora stanno spingendo l’umanità verso una terza guerra mondiale, che se scoppiasse provocherebbe l’annientamento dell’umanità.

Con questi metodi, fin dal primo giorno della loro comparsa, in nome dell’umanitarismo e col falso proposito di voler liberare i popoli oppressi, il continente europeo è riuscito a schiavizzare completamente i popoli dei quattro continenti e pochi individui sono riusciti a diventare, sotto tutti gli aspetti, assoluti padroni di centinaia di milioni di persone innocenti.

Non si può certo negare il fatto che le nazioni progredite fruiscano dei beni e dei piaceri materiali e che siano riuscite a realizzare molte delle aspirazioni umane (come la giustizia sociale e i progressi in campo culturale, industriale e artigianale), però, considerando il rovescio della medaglia, vediamo che sono afflitte da innumerevoli disgrazie e sventure, le piú importanti delle quali sono i conflitti internazionali e gli stermini che continuano ogni giorno ad aggravare i problemi del mondo.

È evidente che tutti questi frutti, talvolta amari, tal altra dolci, sono il prodotto dell’albero della civilizzazione e il diretto risultato del metodo di vita di queste nazioni, di queste società, apparentemente impegnate sulla via del progresso.

Per ciò che riguarda i frutti dolci, i quali hanno portato la felicità nella società umana e dai quali l’uomo ha tratto vantaggio, essi non sono stati originati solo dalla mera applicazione della legge, ma anche da una serie di virtú (quali la sincerità, l’onestà, la coscienza del dovere, la benevolenza e l’abnegazione) possedute dagli individui appartenenti a tali nazioni. La legge infatti esiste anche nelle nazioni arretrate dell’Asia e dell’Africa, eppure vediamo il loro sottosviluppo e la loro infelicità in continua crescita.

Per quanto riguarda invece i frutti amari di quest’albero, i quali hanno reso difficile la vita all’uomo, hanno provocato sventura e malasorte e stanno ora trascinando le stesse nazioni per cosí dire “progredite” al pari delle altre, verso la rovina, derivano da una serie di vizi quali la cupidigia, l’iniquità, la crudeltà, la superbia e la pervicacia.

Esaminando attentamente i precetti della sacra religione islamica, ci accorgiamo che essa ha ordinato all’uomo di acquisire le virtú e ha proscritto i vizi poc’anzi richiamati. In linea generale, l’Islam invita l’uomo ad assumere un comportamento giusto, corretto, nel quale vi sia il bene e l’interesse dell’umanità, mettendolo in guardia contro ogni azione ingiusta, scorretta, che turba la pace, la quiete degli uomini (benché assicuri il bene e l’interesse di una particolare nazione).

Da quanto precede possiamo concludere che:

1)                il metodo dell’Islam offre vantaggi maggiori di quelli offerti da qualsiasi altro metodo sociale: “Questa è la religione retta e salda, ma la maggior parte degli uomini non sanno”[27];

2)                gli aspetti positivi riscontrabili nella contemporanea civiltà occidentale, sono tutti, indistintamente, doni della pura religione islamica, dei quali hanno usufruito i popoli occidentali. Infatti, diversi secoli prima del sorgere della civiltà occidentale, l’Islam esortava la gente verso quegli stessi precetti morali la cui osservanza ha permesso agli occidentali di superare i Musulmani. A tal proposito, il Principe dei Credenti, Alí, dal letto di morte, disse alla gente: “Non sia che vi comportiate in modo tale da essere superati dagli altri nell’osservanza del Corano”.

3)                Secondo i precetti dell’Islam, il principale obiettivo deve essere la moralità e su di essa si debbono fondare le leggi. È infatti il trascurare la moralità, il disporre le leggi al solo scopo di raggiungere determinati interessi materiali che spinge gradualmente l’umanità verso il materialismo, priva gli uomini della spiritualità (unica cosa che distingue l’uomo dall’animale), sostituendola coll’indole feroce del lupo e della pantera e con gli istinti propri alla vacca e alla pecora. A tal proposito, il sommo Profeta disse: “Il mio principale obiettivo è l’educazione morale degli uomini”.


I PRINCIPI


L’ESISTENZA, L’UNICITÀ E GLI ATTRIBUTI DI DIO

L’uomo ricerca in modo innato l’origine della creazione

L’uomo tende, in modo innato, a ricercare la causa della comparsa di ogni fenomeno e nega categoricamente la possibilità che i fenomeni vengano a esistere da sé, senza l’intervento di alcuna causa.

Cosí un autista la cui vettura si arresti improvvisamente scenderà dall’auto per controllare la parte che sospetta essersi guastata e scoprire cosí la causa dell’arresto; non riterrà invece che l’auto si sia arrestata senza un preciso motivo. Quando poi vorrà farla ripartire prenderà gli strumenti appositamente disposti in essa e si metterà a lavoro per ripararla, senza restare passivo in attesa di una partenza casuale.

Quando l’uomo ha fame pensa a procurarsi del cibo, quando ha sete va alla ricerca dell’acqua e quando sente freddo cerca di procurarsi un abito pesante o una stufa. Anche in tali casi, mai resterà passivo affidandosi al caso e attendendo che le cose si risolvano da sé.

Colui che desidera costruire un edificio naturalmente si sforzerà di procurare i materiali da costruzione necessari e un sufficiente numero di operai e muratori. Non spererà invece che il suo desiderio si realizzi da sé, in modo del tutto casuale.

Da quando l’uomo esiste sulla terra, vede intorno a sé montagne, foreste e immensi mari. Egli ha sempre visto il sole, la luna e le stelle in ordinato e perpetuo movimento. Gli scienziati, con il loro instancabile lavoro di ricerca scientifica, hanno sempre indagato sulle cause della comparsa di questi stupefacenti esseri e nessuno di loro ha mai affermato che siccome l’uomo da quando ha messo piede sulla terra ha visto questi esseri nello stesso stato in cui ancor oggi si trovano, allora essi sono venuti a esistere da sé, senza l’intervento di alcuna causa.

Quest’innata disposizione a ricercare le cause, le ragioni, spinge l’uomo a indagare riguardo alla comparsa del creato e del suo stupefacente ordine e a chiedersi se quest’immenso universo (le cui componenti sono in relazione tra di loro e che, in realtà, formano un unico grande fenomeno) sia venuto a esistere da sé, senza l’intervento di alcuna causa, oppure tragga origine da un fattore esterno.

A proposito poi dello strabiliante ordine del creato, egli è spinto da questo innato istinto di ricerca a chiedersi se tale ordine (che guida ogni cosa verso il proprio specifico obiettivo ed è presente in tutto l’universo secondo costanti e assolute leggi) sia retto da un essere dotato di potere e sapere infiniti, oppure sia venuto ad esistere in modo casuale.

La prova dell’esistenza di un creatore

Quando l’uomo segue il proprio istinto di realismo, trova in ogni angolo dell’universo numerose prove dell’esistenza del Creatore, del Sostentatore dell’Universo. Egli infatti, con tale innato istinto, comprende che ognuna delle creature che godono del beneficio dell’esistenza, che nel loro essere, volenti o nolenti, percorrono un ben determinato sentiero e dopo un po’ lasciano il proprio posto ad altre creature, non sono venute a esistere da sé; il preciso itinerario che percorrono durante la propria esistenza non è stabilito da loro stesse.

Esse, insomma, non hanno il minimo ruolo nella propria creazione e nell’assetto dell’itinerario della propria esistenza. Ad esempio, non è stato l’essere umano a scegliere d’essere uomo o d’avere le caratteristiche proprie dell’essere umano.

Parimenti l’istinto poc’anzi citato non accetterà mai l’ipotesi che tutti gli esseri che circondano l’uomo siano venuti ad esistere da sé, in modo del tutto casuale e mai approverà che l’ordine che li governa sia privo di qualsiasi fondamento, sia frutto del caso. Vediamo infatti che la coscienza umana nega tale casualità persino nel caso di pochi mattoni disposti ordinatamente l’uno sull’altro.

Ecco perché un’innata voce annuncia dal profondo dell’animo che l’universo è sicuramente dotato di una causa che lo ha creato e che provvede a mantenerlo. Tale causa, tale essere infinito, tale fonte di sapere e potere illimitati, è Dio, creatore di tutto ciò che esiste: “Dio è Colui che ha donato a ogni cosa la sua particolare creazione e poi l’ha guidata sul sentiero della vita e della permanenza”.[28]

La fede in Dio è sempre esistita tra gli uomini

Attualmente, la maggioranza degli uomini è credente, è convinta del fatto che esiste una divinità che ha creato l’universo e adora tale divinità.

In base a quanto afferma la storia, anche gli uomini del passato erano per la maggior parte credenti. Benché tra le diverse comunità religiose vi fossero divergenze di vedute e nonostante che ogni popolo descrivesse l’origine della creazione in modo diverso dall’altro, tutti però erano d’accordo sulla fondamentale questione dell’esistenza del Creatore.

Oltre all’Islam, anche le altre religioni (quali Cristianesimo, Giudaismo, Zoroastrismo e Buddismo) ammettono che l’universo ha un creatore. Coloro invece che negano l’esistenza del Creatore non hanno e mai troveranno una prova che dimostri la Sua inesistenza. Essi in realtà dicono: “Non abbiamo alcuna prova che dimostri l’esistenza del Creatore”, ma non possono dire: “Abbiamo una prova che dimostra la Sua inesistenza”. L’ateo dice: “Non so”, non dice: “Non esiste”. In altre parole egli è in grado di dubitare, ma non di negare.

Al riguardo Dio l’Altissimo, nel Corano, dice: “E [i miscredenti] dissero: ‘Essa [cioè l’esistenza umana] si circoscrive alla nostra vita terrena. Alcuni muoiono, altri nascono e non ci fa perire se non il [trascorrere del] tempo’. Essi però non possiedono alcuna cognizione a riguardo e non fanno che congetturare”.[29]

Persino nelle piú antiche tracce lasciate dagli uomini primitivi si riscontrano indizi che confermano l’esistenza della religione e che indicano la loro credenza circa l’esistenza di un mondo soprannaturale.

Anche nei nuovi continenti (come l’America e l’Australia), nelle remote isole del continente antico (nelle regioni cioè scoperte in questi ultimi secoli) la popolazione indigena credeva in Dio. Benché non sia stato rinvenuto alcun documento storico che dimostri che tali popolazioni abbiano avuto relazioni con il mondo antico essi, con qualche divergenza di prospettiva, erano in grado di dimostrare l’esistenza di un creatore per l’universo.

Riflettendo sul fatto che la convinzione dell’esistenza di Dio è sempre esistita tra gli uomini, si comprende chiaramente che essa è innata, l’uomo cioè comprende insitamente che l’universo possiede un creatore.

Il generoso Corano fa riferimento a quest’innata caratteristica umana dicendo: “Se tu chiederai loro [a coloro cioè che adorano altri al posto di Dio] chi li ha creati, essi diranno sicuramente: ‘Dio’[30]. Se tu chiederai loro, chi ha creato i cieli e la terra, essi diranno sicuramente: ‘Dio’[31]

Effetti che hanno questo tipo di ricerche sulla vita dell’uomo

Se l’uomo riesce a trovare la giusta risposta agli interrogativi (che si pone a causa del suo innato istinto di ricerca della verità) inerenti all’esistenza di un creatore per l’universo e per il suo strabiliante ordine, se riesce a dimostrare l’esistenza dell’imperitura causa dell’esistenza dell’universo e del suo stupefacente ordine, ha in realtà collegato ogni cosa all’invincibile volontà (basata su un infinito potere e un illimitato sapere) di tale causa.

In conseguenza di ciò, una sorta di conforto, di speranza invade l’intero suo essere; di fronte alle difficoltà della vita, ai problemi che non riesce in alcun modo a risolvere non cade mai in istato d’assoluta disperazione, poiché sa che ogni causa (per quanto potente sia) è dominata da Dio l’Altissimo e che ogni cosa soggiace alla Sua volontà.

Colui che è dotato di tale consapevolezza non si sottomette mai in modo assoluto a nulla all’infuori di Dio; quando la sorte gli sorride, non diventa superbo, non dimentica la sua reale condizione né quella del mondo. Egli sa infatti che le cause esteriori [con le quali ha ogni giorno a che fare] non sono indipendenti, bensí procedono secondo gli ordini che ricevono da parte del Signore Eccelso. Un tale individuo comprende che non deve prostrarsi se non dinanzi a Dio l’Altissimo e non deve sottomettersi in modo incondizionato se non ai Suoi ordini.

Al contrario, chi non riesce a raggiungere una tale consapevolezza non potrà mai avere la serenità, il realismo, l’elevato temperamento e l’innato coraggio di chi invece è riuscito a raggiungerla.

È proprio questa inconsapevolezza che di giorno in giorno fa aumentare, nelle nazioni in cui predomina la tendenza ad apprezzare e ricercare solo i beni e i piaceri materiali, il numero dei suicidi. Coloro infatti che non considerano che le cause e i mezzi materiali, alla minima difficoltà disperano di riacquistare la propria felicità e [in molti casi] pongono fine alla propria vita.

Di contro, coloro che sono pervenuti a una prospettiva divina del mondo, anche quando si trovano in punto di morte, non si fanno prendere dalla disperazione e trovano conforto e fiducia in Dio l’Onnipotente, l’Onnisciente.

Il nobile imam Husain, nelle ultime ore della sua vita, nelle quali veniva colpito da ogni lato dalle spade nemiche, diceva: “La sola cosa che mi rende facile [da sopportare] questa spiacevole disgrazia, è vedere che Dio osserva costantemente le mie azioni”.

Il nobile Corano, a tal proposito, dice: “Coloro che considerano Dio come il loro creatore, ammettono la Sua divinità e poi si attengono a ciò, non saranno mai presi da timore e da tristezza”.[32]

In un altro versetto leggiamo poi: “[...essi sono] coloro che hanno creduto e i cui cuori si placano al ricordo di Dio. Badate! I cuori si placano soltanto col ricordo di Dio”.[33]

La via indicata dal Corano per giungere a una prospettiva divina del mondo

Il lattante che afferra il seno materno e lo succhia per nutrirsi è veramente alla ricerca del latte. Quando un bambino raccoglie un oggetto e tenta di mangiarlo è soprattutto alla ricerca di qualcosa di commestibile e nel momento in cui si accorge di aver sbagliato getta via l’oggetto raccolto.

In generale, quando l’uomo insegue uno scopo, desidera raggiungere esattamente ciò che si è prefissato e ogni volta che si accorge di aver sbagliato si rammarica per il suo insuccesso, per gli inutili sforzi che ha compiuto. L’uomo insomma tenta costantemente di evitare di cadere in errore, si applica con tutte le sue forze affinché tutto ciò che fa sia corretto.

Tutto ciò ci fa comprendere che l’essere umano è innatamente realista. Egli, volente o nolente, è sempre alla ricerca della realtà, segue sempre il vero. Se poi a volte capita che qualcuno dimostra caparbietà, si rifiuta di accettare una data verità, è per il fatto che è caduto in errore, non è riuscito ancora a discernere il vero dal falso. A volte invece la ragione di questo rifiuto risiede nel fatto che l’uomo per effetto della propria sensualità, incorre in una specie di “malattia psichica” che gli rende amaro il dolce gusto della verità. Allora, pur riconoscendo le verità, pur ammettendo che è necessario aderirvi si rifiuta di sottomettersi a esse.

Ad esempio, molto spesso succede che l’assuefazione a sostanze dannose (quali il tabacco, gli alcolici e gli stupefacenti) spinge l’uomo a calpestare il suo istinto di rigetto di ciò che è dannoso, di fuga da ciò che è pericoloso, e a compiere atti che sa che sono a suo danno.

Il generoso Corano invita insistentemente l’uomo a essere realista, a seguire il vero, gli chiede di mantenere vivo il proprio istinto di realismo e di aderimento alla verità: “Oltre la verità non v’è che il traviamento”.[34]

In un altro versetto leggiamo: “Invero gli uomini sono in [continua] perdita, eccetto coloro che credono, operano il bene e si raccomandano reciprocamente [di aderire al] la verità e la pazienza”.[35]

È chiaro che Dio fa tutte queste raccomandazioni per salvare l’uomo dalla rovina. In effetti, quando l’uomo non si sforza di aderire alla verità e di mantenere vivo il suo istinto di realismo, quando non s’interessa piú della propria reale beatitudine, cade nella corruzione, diviene vittima di futili pensieri e assurde superstizioni. È allora che si discosta dalla propria natura e cade, in uno stato di totale ignoranza e traviamento, sotto il dominio dei sensi, divenendo cosí simile a un quadrupede.

Dio l’Altissimo a tal proposito dice: “Cosa ne pensi di coloro che adorano le proprie passioni? Pensi forse di essere in grado di correggerli, di educarli? Credi forse che la maggior parte di essi sia in grado di sentire o di comprendere? No, essi sono simili ai quadrupedi, e ancor piú sviati”.[36]

Naturalmente, quando riaffiora l’innata attitudine realista dell’uomo, le verità gli si palesano una dopo l’altra ed egli accoglie ogni nuova realtà con entusiasmo, avanzando quotidianamente sul sentiero della beatitudine.

Cosa dice il Corano riguardo all’esistenza Creatore?

A proposito dell’esistenza del Creatore, il Corano afferma: “È forse possibile dubitare intorno all’esistenza di Dio, creatore dei cieli e della terra?”.[37]

Ci proponiamo ora di spiegare la precisa argomentazione contenuta in questo nobile versetto.

Di giorno tutto è visibile: le persone, le case, il deserto, le montagne, le foreste, i mari. Quando invece l’oscurità della notte pervade lo spazio, tutte queste chiare e manifeste cose, spariscono avvolte dalle tenebre. È in quel momento che comprendiamo che quella luce non era un attributo ingenito di quegli oggetti, ma che proveniva dal sole (dotato di luce propria) che le illuminava. Se infatti la luce fosse stata un loro ingenito attributo mai l’avrebbero persa.

L’uomo e gli altri animali percepiscono le cose per mezzo dei loro sensi (vista, udito, ecc. ecc.) e si muovono grazie alle membra e agli organi del loro corpo. Dopo un certo periodo però perdono le loro facoltà percettive e motorie divenendo inerti: è allora che si dice che muoiono. Se ne deduce che la percezione e il movimento constatati in questi esseri animati non provengono esclusivamente dal loro corpo ma riguardano anche il loro spirito. Con la dipartita di quest’ultimo tali esseri perdono infatti la propria vita, la propria attività. Ad esempio, se la vista e l’udito fossero esclusivamente dovute all’occhio e all’orecchio, fino a quando questi due organi esistono è necessario che anche la vista e l’udito permangano, mentre cosí non è.

Le stesse considerazioni valgono per l’universo di cui facciamo parte e sulla cui esistenza non possiamo assolutamente dubitare: se la sua esistenza derivasse da sé stesso, mai la perderebbe. Al contrario constatiamo che i suoi elementi perdono uno dopo l’altro la propria esistenza, sono soggetti a incessante trasformazione e perdono continuamente una forma per assumerne un’altra.

Bisogna quindi decisamente affermare che l’esistenza di tutti gli esseri trae origine da un altro essere, il quale non appena interrompe il proprio rapporto esistenziale con un essere, questo sprofonda negli abissi del nulla, si annienta.

Colui il cui infinito essere è la causa dell’intero universo e che mantiene tutti gli esseri che compongono il creato, si chiama Dio. Egli è un essere al quale non è possibile attribuire nulla che denoti mancanza e difetto, altrimenti, al pari degli altri esseri, non sarebbe totalmente autosufficiente e la sua esistenza non sarebbe totalmente indipendente.

Il Corano e l’Unicità di Dio

Se l’uomo getta uno sguardo privo di pregiudizi sul creato, constaterà ovunque i segni e le prove della pura esistenza del Creatore e sentirà ogni cosa testimoniargli la sussistenza di tale realtà.

In effetti, tutto ciò che l’uomo è in grado di osservare in questo sterminato universo o appartiene alla categoria degli esseri creati da Dio, o a quella delle proprietà che Egli ha posto in essi, oppure è una manifestazione di quell’ordine che per divino decreto governa ogni cosa.

L’uomo stesso, con l’intera sua esistenza, testimonia l’esistenza del Creatore; egli infatti non si è autocreato, le proprietà che manifesta non dipendono dalla sua scelta, l’ordine dal quale è governato sin dal primo istante della sua nascita non è frutto dei propri provvedimenti. Come può quindi supporre che questo strabiliante sistema sia frutto del caso? Come può attribuire la propria esistenza e l’ordine che la governa all’ambiente nel quale è nato? Non è infatti vero che l’esistenza di tale ambiente e l’ordine dal quale è governato non derivano da questo stesso ambiente e non sono nemmeno frutto del caso?

L’uomo non può negare tali verità ed è per questo che non ha altra alternativa che accettare l’esistenza di una suprema causa che ha dato origine a ogni cosa e ha fondato l’infallibile ordine cosmico. Con un minimo di attenzione si renderà conto che è il Creatore che dona l’esistenza a ogni essere e secondo un particolare ordine lo fa permanere guidandolo verso la propria particolare perfezione. Ora, nell’istante in cui l’uomo diviene consapevole del fatto che gli esseri sono tutti in relazione tra di loro e tutti insieme formano un unico straordinario sistema governato da un unico perfetto ordine, non può non accettare l’unicità del Creatore.

A tal proposito il generoso Corano dice: “Se oltre al Dio Unico fossero esistite altre divinità nell’universo, questo sarebbe certamente andato in sfacelo”.[38]

 

Il versetto intende dire che se diverse divinità avessero governato l’universo e se, come affermano gli idolatri, ogni parte del cosmo fosse stata diretta da una divinità particolare (e la terra, il cielo, il mare, le foreste avessero avuto ciascuno un dio a parte), la diversità di tali divinità avrebbe fatto sí che in ogni parte dell’universo venisse a stabilirsi un ordine diverso e di conseguenza tutto sarebbe andato in rovina. Vediamo però che esiste una coordinazione perfetta tra le diverse componenti del cosmo; esse, tutte insieme, formano un unico immenso sistema.

Bisogna quindi concludere che è un unico essere che ha creato l’universo e che lo sta magnificamente mantenendo e dirigendo.

Taluni potrebbero a questo punto supporre che siccome questi ipotetici dèi sono saggi e sanno che le loro eventuali divergenze manderebbero in rovina il cosmo, evitano di contrastarsi a vicenda. Questa supposizione è però assurda, poiché una divinità che dirige il creato (o una parte di esso) e ne regge l’ordine, non la bisogno come noi di pensare e meditare sulla creazione per svolgere le proprie azioni. Cerchiamo di spiegare meglio la questione.

Dal momento in cui rivolgiamo la nostra attenzione al mondo e contempliamo lo straordinario ordine dal quale è governato, la nostra mente inizia a raccogliere riguardo al sopraccitato ordine, una serie di informazioni, le quali si pongono a fondamento del nostro sapere, della nostra conoscenza. Successivamente, nel momento in cui ci diamo da fare per soddisfare i nostri bisogni quotidiani, conformiamo le nostre azioni alle sopraccitate informazioni, affinché risultino concordi all’ordine che governa l’intero universo. Ad esempio, per saziarci mangiamo, per dissetarci beviamo, per proteggerci dal freddo e dal caldo indossiamo abiti adeguati. Facciamo tutto ciò in quanto abbiamo visto che nell’ordine universale tali bisogni sono soddisfatti con questi mezzi.

Da questo punto di vista allora le nostre azioni sono subordinate al nostro pensiero, il quale, a sua volta, è subordinato all’ordine universale. Ne risulta che le nostre azioni sono indirettamente subordinate all’ordine cosmico.

Tale subordinazione però non esiste nel caso della divinità che ha creato l’universo (o una parte di esso) e che lo sta mantenendo e dirigendo. È infatti assurdo che tale divinità agisca conformemente a una precedente meditazione che deriva da ciò che essa stessa ha creato e sta mantenendo e dirigendo. Ora, facendo attenzione su quanto è stato sopra detto si comprende l’assurdità della supposizione inizialmente citata.

Perché alcuni individui negano l’esistenza del Dio Unico

Quanto è stato finora detto mette chiaramente in evidenza che l’esistenza del Dio Unico è una realtà che non presenta alcun tipo di ambiguità.

Accade tuttavia che alcuni individui siano talmente presi dai problemi della vita da applicare tutte le proprie capacità intellettive alla lotta per la sopravvivenza, da spendere tutto il loro tempo per ottenere i mezzi necessari a vivere, e, di conseguenza, divenga loro impossibile dedicarsi alla soluzione degli interrogativi concernenti l’esistenza di Dio. In tal modo queste persone dimenticano completamente questa fondamentale realtà e, nella maggior parte dei casi, rapiti dalle seducenti apparenze della natura, non pensano ad altro che divertirsi e fare la bella vita. Siccome poi l’aderire a simili verità previene molte delle abitudini e delle azioni dissolute derivanti dal materialismo, è naturale che si rifiutino di effettuare indagini riguardo a esse, è ovvio che le neghino.

Nel generoso Corano le questioni concernenti la creazione e l’ordine che governa l’intero universo sono state curate maggiormente, discusse con naturali, semplici e allo stesso tempo rigorose argomentazioni. Questo perché la maggior parte degli uomini, ammaliata dalle seducenti apparenze della vita mondana e tendente a identificare la beatitudine umana con la mera fruizione dei beni materiali, non è in grado di meditare in campo filosofico, di esaminare precise teorie razionali.

Non bisogna tuttavia dimenticare che l’uomo è comunque parte del creato ed egli non può, nemmeno per un istante, fare a meno delle altre componenti dell’universo, dell’ordine che lo governa. Può cosí costantemente rivolgere il proprio pensiero all’universo e all’ordine che lo governa e rendersi conto dell’esistenza del Creatore Unico.

Il sacro Corano dedica particolare attenzione a questo fondamentale aspetto dell’esistenza umana e fonda su di esso le sue naturali e precise argomentazioni: “Invero, nella creazione dei cieli e della terra, per i credenti, vi sono segni che li guidano all’unicità divina. Nella vostra stessa creazione e in quella della moltitudine di animali che Egli ha sparso sulla terra vi sono segni che guidano coloro che credono fermamente all’unicità divina. Nel diversificarsi della notte e del giorno (per le variazioni di durata, temperatura eccetera eccetera, che vengono di continuo a subire), nella pioggia che Dio fa discendere dal cielo, vivificando con essa la terra morta, e nella direzione e nel rivolgimento dei venti da una direzione all’altra vi sono segni e prove che portano i dotati di intelletto ad ammettere tale verità”.[39]

Nel nobile Corano esistono molti altri versetti che invitano gli uomini a meditare sulla creazione del cielo, del sole, della luna, delle stelle, della terra, delle montagne, dei mari, dei vegetali, degli animali e dell’uomo stesso, facendo loro notare lo strabiliante ordine che governa ciascuna di queste specie.

Certo, meditare sulle stupefacenti verità dell’universo porta l’uomo ad ammette l’esistenza e l’unicità del sommo Vero. Ogni cosa, ogni fenomeno in questo universo è capace di illuminare la mente umana riguardo a Dio.

Il chicco di grano o il nocciolo di mandorlo seminati in terra, germogliano e diventano una spiga o un albero da frutto. Dall’istante in cui essi penetrano nel suolo sino al momento in cui sono pronti a donare i loro frutti operano funzioni organiche straordinariamente estese e complesse.

Le stelle del cielo, il sole splendente, la luna radiante, la terra (con i loro moti di rivoluzione e rotazione, con le loro recondite forze), le misteriose forze contenute in quel chicco di grano, in quel nocciolo di mandorlo, l’alternarsi delle stagioni, le diverse condizioni atmosferiche, le nuvole, la pioggia, il vento, l’alternarsi del giorno e della notte sono tutti fattori che, insieme a moltissimi altri, concorrono alla formazione di una semplice spiga o un normale albero. Non è forse questa un’evidente prova dell’esistenza del Dio Unico?

Ancora piú complessa e stupefacente della nascita di un vegetale (o di qualsiasi altro essere) è quella di un essere umano. Essa infatti è il prodotto di miliardi di anni di complessa e ordinata attività del creato.

Un’altra chiara ed evidente prova dell’esistenza del Dio Unico è il corso della quotidiana vita di un uomo che, a prescindere dai rapporti che ha all’esterno con il mondo che lo circonda, trae origine da uno stupefacente e misterioso ordine che si svolge nell’intimo della sua esistenza. È da secoli che le acute menti degli scienziati sono impegnate a osservare le manifestazioni esteriori di tale ordine e ogni giorno viene scoperto un nuovo segreto. L’argomento è tuttavia cosí esteso e complicato che le ingenti scoperte fatte non sono nulla in confronto a quanto ci sarebbe ancora da scoprire, da conoscere in materia.

Dio l’Altissimo possiede tutti gli attributi della perfezione

Una casa è perfetta quando soddisfa tutte le necessità di una famiglia, vale a dire allorché possiede un numero sufficiente di stanze per abitare e ricevere gli ospiti, una cucina, dei servizi igienici, un bagno eccetera eccetera. In caso contrario la casa sarà imperfetta e il grado di imperfezione sarà tanto maggiore quanto elevato sarà il numero delle componenti necessarie mancanti.

Allo stesso modo, un individuo sarà perfetto quando possederà tutto ciò di cui è dotato un uomo sano e normale.

Definiamo quindi “attributo della perfezione” qualsiasi qualità che sia in grado di soddisfare un particolare tipo di necessità esistenziale, di eliminare un difetto. Ad esempio, la sapienza elimina le tenebre dell’ignoranza e soddisfa il bisogno di sapere, la potenza rimuove l’impotenza e mette chi la possiede nelle condizioni di prevalere su determinate cause, di vincerle.

La nostra coscienza ci dice che il Creatore, vale a dire l’essere dal quale deriva l’esistenza dell’intero universo, Colui che è in grado di soddisfare ogni bisogno possibile e immaginabile, che dona ogni bene e ogni dote esistente, possiede tutti gli attributi della perfezione. È infatti assurdo pensare che un essere possa donare ad altri ciò che nemmeno lui possiede o possa eliminare dagli altri un difetto che lui stesso possiede.

A tal proposito il nobile Corano dice: “Lui solo è assolutamente autosufficiente ed è in grado di soddisfare le necessità di ogni bisognoso”.[40]

In un altro versetto leggiamo poi: “I piú belli, i migliori attributi appartengono a Dio che è l’unica, la sola divinità esistente”.[41]

Dio è il creatore assolutamente unico, eterno, autosufficiente, onnipotente, onnipresente, onniveggente, onnisciente. Egli possiede insomma tutti gli attributi della perfezione ed è completamente privo di difetti e limiti.

Se avesse infatti posseduto qualche difetto non sarebbe piú stato totalmente autosufficiente e, di conseguenza, avrebbe avuto determinati bisogni; una divinità, superiore a Esso, avrebbe dovuto quindi provvedere a soddisfarli, il che [in base a quanto abbiamo in precedenza detto sulla Sua unicità] è assurdo.

La potenza e la sapienza di Dio

Constatando l’armonia che governa il cosmo, l’ordine generale e gli ordini particolari che esistono in esso e che guidano ogni fenomeno verso il suo specifico fine, ogni uomo dotato di ragione comprende che l’universo trae la sua origine e viene mantenuto da un essere imperituro, che con la propria infinita potenza e sterminata sapienza ha creato il cosmo, sostenta tutte le Sue creature e le guida verso la loro perfezione finale. Egli è perciò assolutamente onnipotente e onnisciente.

Il Corano ce lo ricorda in numerosi versetti, tra cui: “Il regno, l’assoluto dominio dei cieli e della terra appartiene a Dio. Egli vivifica e dà morte ed è assolutamente onnipotente. Egli è il Primo e l’Ultimo, il Palese e il Nascosto; egli è assolutamente onnisciente[42]. Il reale dominio dell’universo appartiene solo ed esclusivamente a Dio. Egli crea ciò che vuole ed è assolutamente onnipotente[43]”.

Spieghiamo piú ampiamente cosa si deve intendere per potere.

Quando diciamo che una tal persona ha il potere di acquistare un’autovettura, intendiamo che possiede il mezzo indispensabile (il denaro) a tal fine. Quando si dice che qualcuno ha la capacità di sollevare un masso pesante piú di cento chili, ciò vuol dire che egli dispone di una forza fisica tale da consentirgli di farlo.

In generale, il potere di fare una data cosa si identifica con il possesso dei mezzi necessari a compierla.

Ora, dal momento che nell’universo ogni essere deve la sua esistenza e la sua vita a Dio l’Altissimo, possiamo affermare che Egli è assolutamente onnipotente.

Per quanto riguarda invece la sapienza divina, siccome tutte le creature devono la loro esistenza e loro vita all’infinito essere di Dio, è impossibile che Egli non le conosca completamente ed è assurdo pensare che sia possibile nascondergli qualcosa. Nulla Gli rimane nascosto ed Egli conosce perfettamente ogni cosa, manifesta o celata che sia.

A tal proposito il Corano dice: “Dio non conosce forse ciò che Egli stesso ha creato?!”.[44]

La giustizia divina

Dio l’Altissimo è giusto e agisce secondo giustizia, poiché la giustizia è uno degli attributi della perfezione, e, come abbiamo già detto in precedenza, il Signore dei Mondi possiede tutte le qualità a essa inerenti.

Dio nel Corano, a piú riprese, loda la giustizia, biasima l’ingiustizia, ordina alla gente di agire giustamente e vieta loro di comportarsi in modo ingiusto. Com’è allora possibile attribuire a Dio ciò che Egli stesso biasima oppure pensare che non possieda ciò che Egli stesso approva.

Nel nobile Corano Dio, il Supremo, dice: “Invero Dio non fa il minimo torto ad alcuno[45]. Il tuo Signore non fa ingiustizia a nessun essere[46]. Dio non intende far torto ai Suoi servi[47]. Ogni bene che ti coglie viene da Dio e ogni male che ti coglie viene da te stesso[48]. ...Colui che tutto ciò che ha creato, lo ha creato bene[49]”.

Riguardo a quest’ultimo versetto è necessario sapere che ogni essere è stato creato in assoluta bellezza e perfezione. Ci si può rendere conto di ciò osservando le creature di Dio in sé. Le bruttezze, i difetti sorgono infatti quando si paragonano i diversi esseri tra di loro.

Ad esempio, il serpente e lo scorpione si rivelano esseri cattive e sgradevoli solo quando vengono paragonati ad altri esseri, ad esempi all’uomo. Del pari, la spina è lungi dall’essere bella se paragonata al fiore. Tuttavia, tali esseri quando vengono considerati in sé si rivelano meravigliosi, straordinari, bellissimi.

È infine errato riferire i peccati umani a Dio, mettendo cosí in discussione la giustizia divina. Il Signore Onnipotente ha considerato, dal punto di vista legislativo, certe azioni volontarie dell’uomo come cattive e gli ha ordinato di non compierle. Attribuire soci e pari a Dio, molestare i genitori, uccidere illecitamente un essere umano, bere vino, giocare d’azzardo sono solo alcuni esempi delle sopraccitate azioni (chiamate solitamente peccati).

Tali atti sono cattivi perché trasgrediscono i comandamenti divini; perciò non possono assolutamente essere riferite a Dio. Vengono invece riferite a coloro che li compiono di proposito, i quali verranno ritenuti responsabili e saranno puniti per averli compiuti.

La misericordia divina

Numerose azioni sono da noi considerate come frutto della misericordia e viste  come atti graditi e lodevoli: dare soccorso a chi si trova in istato di bisogno, salvare un povero sventurato, aiutare un cieco a trovare la sua strada eccetera eccetera.

Tutte le azioni di Dio, l’Ausiliatore, l’Autosufficiente, testimoniano l’infinita misericordia che Egli ha per le Sue creature. Elargendo infatti i Suoi infiniti doni rende beneficio a tutte le Sue creature; con ogni elargizione soddisfa, in assoluta autosufficienza, una parte dei loro bisogni.

Il Corano dichiara: “Se voi voleste enumerare i benefici di Dio, non sapreste contarli[50]. La Mia misericordia si estende a ogni cosa[51]”.

Gli altri attributi della perfezione

Dice il nobile Corano: “Lui solo è a