Confine tra Tawhid (monoteismo)

e

Shirk (associazionismo)


  In che cosa consiste il sottile confine tra il tawhid e lo shirk, nel duplice aspetto teorico e pratico?  Che tipo di  pensiero e quello che scaturisce dal tawhid, che tipo e quello derivante dallo shirk? Il culto e la fede al di fuori di Dio costituiscono di per sé un shirk nell’essenza? Che tipo di pratica e quella monoteistica, e che tipo e quella associazionistica? L’unità nell’essenza significa esclusivamente credere in Dio non considerando altre esistenze seppure in qua­lità di sue creature ( come nel monismo esistenziale ) ?

Naturalmente una creatura di Dio e opera di Dio; ciò significa che essa deriva da Lui senza essere né una sua replica né un suo sostituto. La creazione di Dio manifesta la Sua gloria. Credere nell'esistenza del creato, in quanto creazione, e un perfeziona­mento della fede nell'unicità divina non la sua antitesi. Pertanto, il confine tra il tawhid e lo shirk non passa tramite l’ammissione dell’esistenza o meno delle cose create da Dio.

Dare a ciò che è creato un ruolo determinato nei processi di causa-effetto significa indulgere nello shirk? Per cre­dere nel tawhid nell'azione, e necessario negare l'ordine causale ed efficiente del mondo, e considerare la provenienza di ogni fenomeno in modo diretto e senza tramite da Dio trascu­rando l’influsso di qualsiasi mezzo?

Pensiamo forse che il fuoco non svolga alcun ruolo negli incendi, l’acqua non determini le alluvioni, la pioggia sia estranea alla crescita delle piante, la medicina sia ininfluente sulla salute ritenendo Dio diretto re­sponsabile di incendi, alluvioni, raccolti, benessere ? Da questo punto di vista, Dio agirebbe direttamente su tali fattori. Che vi siano o no fattori. sarebbe lo stesso; ciò significherebbe che, allora. in tutto quello che rappresenta l’abitudine di Dio, l'opera di Dio si esaurisse nel momento in cui un certo evento si verifica. Per esempio immaginiamo un individuo che, scriven­do, avesse l'abitudine di indossare un cappello. Che il cappello sia o no sulla sua testa. non determina in alcuna misura l'atto della scrittura, tuttavia, costui non intende scrivere senza cap­pello. Stando a questa idea l'essere o il non essere di quegli eventi che prendono il nome di fattori e cause è di questo tipo. Se noi sostenessimo qualcosa di diverso, daremmo un compa­gno a Dio; anzi. sosterremmo la presenza di uno o pili associati nell'azione (secondo gli asciariti e i giabariti).

Questa teoria non e esatta. Come già abbiamo visto, credere nell'esistenza di una creatura non significa ammettere shirk nell'essenza. ovvero credere nella presenza di un Dio secondo o di una sua controparte. Bensì costituisce un corollario della fede nell'esistenza di Dio unico. In maniera analoga, ammettere l'esistenza di cause ed effetti, o il ruolo attivo del creato che concorre all’ordine universale non significa professare shirk nell’azione creatrice, ma portare a compimento la fede in Dio creatore. Bisogna comunque tenere presente che le creature non sono dotate di un indipendenza nell’essenza, per­tanto sono prive di una attualità autonoma: esse traggono esi­stenza dall'esistenza stessa di Dio e sono investite del suo influs­so Naturalmente, riguardo al creato, e dal punto di vista delle cause efficienti. se sostenessimo l'indipendenza e l’autosufficien­za delle creature, dovremmo pensare a1 rapporto fra Dio e l’uni­verso come a una relazione tra l’operaio e il manufatto (per esempio il costruttore di automobili e l'automobile) relazione che necessita nel suo processo di formazione un ideatore e, successi­vamente, procede secondo un meccanismo che, una volta attiva­to, può fare a me no del suo inventore. Nella stessa stregua dovremmo considerare la connessione causale che porta ad agire l' acqua. la pioggia, la luce, il calore, la terra, la pianta, 1’animale e l’uomo. Tale tipo di dinamismo, posto in relazione con Dio, evidenzierebbe una forma di shirk, del tipo in cui, ta1­volta, incorrevano i mutaziliti. La creatura, invece, ha bisogno del suo creatore per vivere, e ne ha bisogno tanto nell'effetto del suo esistere quanto negli eventi della sua esistenza. II mondo e fonte di relazioni, connessioni, interdipendenze: in questo senso. le cause e gli effetti delle cose sono causa ed effetto di Dio. Tutto va ricondotto a Lui. sicché la causa e l'effetto delle cose derivano dalla causa e dall'effetto di Dio, La capacità delle forze al mondo ( sia l'uomo sia gli elementi a lui estranei) ha origine dalla facoltà e dall'azione propria divina, Allora è corretto e accettabile considerare come una forma di shirk l'idea di un concorso di cause che determini i processi dell'universo qualora questa idea ammetta un 'indipendenza nell'essenza da parte delle creature nei confronti di Dio e, quindi. una con­ partecipazione negli effetti che. riportati alle origini, debbano ricondurre a una molteplicità di poli, Dunque. il confine tra il tawhid e lo shirk non riguarda una considerazio­ne di un ruolo esterno a Dio nel processo di causa-effetto.

Il confine tra il tawhid e lo shirk consiste forse nel credere a1 potere e all'influenza di entità sovrannaturali? In altri termini. credere nelle capacità soprannaturali di un essere, che sia un angelo o un uomo (il Profeta o l'Imam) è shirk, tuttavia credere in ciò entro i limiti dell'esperibile e del conoscibile non lo è. Ancora, credere nel potere di un uomo morto è shirk, poiché un uomo privo di vita è un oggetto, e secondo le leggi naturali l'oggetto è privo di ragione, di potenza e di volontà. Pertanto, credere nella capacità di comprendere di un corpo esanime, e invocarlo, magnificarlo e implorarlo per ottenere qualcosa da lui è senz'altro shirk, perché implica il credere nella forza ultraterrena di qualcuno al di fuori di Dio. Ancora, la credenza nell'influenza misteriosa e insondabile di certi oggetti, per esempio l'efficacia di un certo luogo per guarire da una malattia o per vedere esau­dita la propria preghiera consiste in un atto di shirk perché induce a credere nella forza sovrannaturale di un ogget­to. Ogni cosa maturale è tangibile, conoscibile e percepibile. Credere nella capacità accertata di produrre effetti da parte delle cose non è shirk, come sostenevano gli asciariti: lo è credere in influssi sovrannaturali.

 

L'esistenza si divide in due aspetti: uno naturale: l'altro sovrannaturale. La metafisica è ambito di competenza divina. La natura è l'ambito specifico delle creature di Dio, meglio anco­ra, un ambito comune a Dio e alle sue creature. Alla metafisica appartiene una serie di processi relativi al dono della vita e alla morte, o alla sussistenza delle creature; il resto appartiene al corso naturale, e pertiene alle attività delle creature. Le attività sovrannaturali riguardano Dio; quelle naturali riguardano le crea­ture. Questo secondo l'aspetto teorico del tawhid.

Dal punto di vista del tawhid nella pratica, lo shirk nella fede e nella devozione consiste in ogni riflessione o attenzione di tipo spirituale per qualcuno o qualcosa all'infuori di Dio. In altri termini, in un 'attenzione che non si manifesta soltanto esteriormente tra chi attrae e chi è attratto ma in un rapporto che si stabilisce nell'animo e nel cuore tra le due parti. Chi subisce tale dipendenza psicologica invoca l'aiuto e il soc­corso dell'individuo cui è rivolta la sua attenzione. Questo tipo di culto  ('ibadat), rivolto ad altri che a Dio, è contrario alla ragione e alla morale e conduce all'apostasia. Un culto del genere, che porta alcuni a credere in altri che in Dio, equivale alle credenze dei politeisti che ricorrevano a idoli, e induce ad aver fede nei poteri soprannaturali del personaggio ( fosse anche un profeta o un imam).  Questa concezione dello shirk è espressa dalla visione wahhabita e cripto-wahhabita[1] contemporanea.

Teorie di questo tipo, ai nostri giorni, si sono diffuse anche tra gli intellettuali, che le considerano come qualcosa di elitario. Ma tali idee, nell'ottica del tawhid nell'essenza -ed entro la visione asciarita- sono passibili di shirk: inoltre, dal punto di vista del tawhid nella creazione e nell'azione, tutto ciò è ancora una delle forme più promiscue di shirk.

Confutando gli asciariti, dicevamo che costoro negassero una partecipazione delle cose ai processi di causa-effetto in quanto ciò ammetterebbe una pluralità di poli originari e creativi in relazione a Dio; descrivendo questa teoria. abbiamo anche aggiunto che se le cose create da Dio si trasformassero in poli attivi soltanto in relazione a Dio stesso, significherebbe che esse sono dotate di un “indipendenza nell'essenza”. Ciò dimostra che gli asciariti, inconsciamente, proprio perché la negano, ammet­tono una certa indipendenza nell'essenza delle cose create. Tentando di provare l'unità nell'azione creatrice e negando lo shirk nelle cose create, costoro finiscono per affer­mare un tawhid nelle cose create. Questo tipo di intenzione è presente anche nella teoria dei wahhabiti. Essi hanno preso in considerazione, seppure in modo inconsapevole, la possibilità di una certa autonomia di essenza nelle cose, da cui hanno dedotto che la fede nei fenomeni soprannaturali porta l'uomo a credere in determinati poli e poteri paralleli a Dio. Essi non conoscevano una legge fondamentale che dimostra la dipendenza dell’essenza e dell’esistenza di ogni essere dalla volontà di Dio, e altrettanto è per la sua sussistenza; di conseguenza. dimostra che l'effetto soprannaturale o naturale di tale esistenza dipende dalla volontà di Dio prima che da se stessa. Tale esistenza, dunque, è soltanto un canale attraverso cui passa la grazia divina. Come considerare allora le intercessioni dell'angelo Gabriele in merito all'ispirazio­ne divina e alla rivelazione; dell'angelo Michele per il sostenta­mento; dell'angelo Israfele per il dono della vita; e dell'angelo della morte per la separazione dell'anima dal corpo? Sono forme di shirk ?

Dal punto di vista del tawhid nella creazione, questa teoria rappresenta una delle peggiori forme di shirk, perché, di fatto, ammette una divisione di massima tra le atti­vità del creatore e della creatura. Tale teoria considera le azioni soprannaturali come specifiche di Dio, e le azioni, naturali proprie delle creature di Dio e dell’ambito, comune a Dio e alla creatura. Sostenere l'idea di un ambito proprio alle creature è fonte di shirk nell'azione, così come lo è l'idea di un   ambito Comune a Dio e alle creature. Contrariamente a quanto si ritiene in genere, la teoria wahhabita non è soltanto profon­damente avversa alla concezione dell'imam, anzi all'imamato, ma soprattutto è contraria al tawhid e all'uomo stesso. È contraria al tawhid perché ammette la divisione dei processi fra Dio e la sua creatura. credendo cosi, come abbiamo spiegato, a una forma di shirk di essenza latente; contraria all'uomo perché non comprende appieno le capacità umane e degrada l’uomo al piano animale, quando invece Dio ha elevato l’uomo al di sopra degli angeli: secondo il Corano. l'uomo è “vicario di Dio” e gli angeli devono prostrarsi davanti a lui. Inoltre, allorché questa teoria distingue tra un uomo morto e un vivo, ammette che i morti non sono più vivi nell'aldilà, riducendo cosi la personalità dell'uomo soltanto al corpo, e questo è un riflesso della teoria materialistica, dunque contraria a Dio.

Distinguere tra un effetto sconosciuto e misterioso, e altri noti e conosciuti, e considerare il primo, al contrario del secondo, relativo alla metafisica, è un' altra forma di shirk.

Cerchiamo ora di comprendere il senso della frase pronuncia­ta dal Profeta dell'Islàm (saw): “Lo shirk è più subdolo del passo di una formica sulla liscia roccia nella notte scura”.

La verità è che il confine tra il tawhid e lo shirk, nella relazione fra Dio, l'uomo e il mondo, consiste nel “venire da Lui” e nel “tornare a Lui”. Tale limite, nel tawhid in teoria, si esprime con un “essere provenienti da Lui”. Nel momento in cui consideriamo con chiarezza l'essenza, gli attri­buti e le azioni di ogni realtà e di ogni esistenza, per quanto riguarda la qualità e l'esistenza, che “derivano da Lui” le inten­diamo correttamente, a prescindere se ciò sia un unico effetto o una pluralità di effetti, e se sia soprannaturale o naturale e in linea con la realtà e la visione unitaria, Ciò perché Dio non è soltanto­ Dio sovrannaturale. Dio del cielo, di malakut e di Jabarut, ma è Dio del mondo intero. Dio è attinente tanto alla natura quanto alla metafisica: la specificità metafisica di un' esistenza non com­porta in essa una componente divina.

Abbiamo già detto che, secondo la visione islamica del mondo, l'universo trae esistenza da Dio. Il Corano, in molti versetti, afferma l'opera miracolosa dei profeti. Come esempio, la capa­cità di ridare la vita a un corpo esanime, o la vista a un cieco nato: ma il Corano aggiunge sempre, accanto a queste capacità, la locuzione “col permesso di Dio”. Ciò dimostra che tali opere derivano da Dio, e nessuno potrà pensare che i profeti fossero indipendenti da Dio. “Essere da Dio” è dunque il confine tra tawhid e shirk in teoria. Credere in un, esistenza che “non derivi da Dio” è shirk: credere nel potere di un essere la cui influenza “non derivi da Dio” è ancora shirk, sia che si tratti di un effetto soprannaturale, capace di creare i cieli e la terra, o che sia cosi minuscolo da produrre appena la vibrazione di un foglio.

Dal punto di vista pratico, il limite fra tawhid e shirk consiste nel “tornare a Dio”. Quando si volge l'atten­zione ( sia formale sia sostanziale) verso ogni forma di esistenza, lo si fa non per raggiungere una meta qualsiasi, ma per volgersi verso la verità, e si intende cosi seguire una direzione che con­duce alla verità di Dio. Quando, in un viaggio, l’attenzione è rivolta al percorso, ai segnali e alle indicazioni stradali, ciò,avviene affinché non ci si perda, e non ci si allontani dalla meta tali percorsi, segnali e indicazioni sono appunto rivolti verso l’obiettivo, per raggiungere la meta.

I profeti di Dio sono le vie del Signore, essi sono indicazione e segno del tragitto che conduce a Dio: sono loro le guide verso Dio. Quindi, il problema non risiede nel sostenere che le richieste di intercessione, le visite ai santuari, le preghiere tese a sollecitare un intervento soprannaturale sia o no shirk: la questione è un' altra: innanzitutto, dobbiamo sapere se i profeti e i santi siano tanto prossimi a Dio da essere real­mente oggetto della grazia loro concessa. Secondo il Corano, Dio ha innalzato a maggior grado alcune delle sue creature.

Altra questione è: coloro che pregano, invocano richieste e si recano nei luoghi sacri, hanno una reale cognizione degli aspetti del tawhid? Davvero il loro pellegrinaggio si com­pie nel desiderio di “andare verso Dio”, oppure “dimenticando Dio”considerano la visita al santo il vero obiettivo e la vera meta del pellegrinaggio? Senza dubbio, la maggior parte di costoro compie il viaggio tenendo presente un'attenzione istin­tiva verso Dio. È possibile che vi sia una minoranza priva di quella comprensione del tawhid, foss'anche istintiva, ma allora si dovrà insegnare loro che la visita non deve essere una forma di shirk.

La terza questione è: le parole e le azioni pronunciate e com­piute per pregare, magnificare e lodare l'esclusiva e assoluta maestà di Dio, quando si rivolgono ad altro che non a Lui, rien­trano in una pratica di shirk? Dio è perfetto, del tutto scevro da ogni difetto:  in Lui è grandezza illimitata. Tutti gli elogi tornano soltanto a Lui: tutto ciò che è forza e potenza che da Lui deriva rappresenta la sua essenza. Ora, se queste forme di esaltazione, orali e pratiche, sono dirette a qualcuno all'infuori di Lui, risultano forme di shirk. Ma abbia­mo già illustrato in quali specie di azioni consista il culto.

(tratto da Ashna°i ba °Ulum-i Islami (Introduzione alle scienze islamiche) di Sahid Ayatollah Murtaza Mutahhari. 


 

[1] Di quei musulmani che vivono sotto l’influenza  della dottrina wahhabita senza accorgersene